Valle Caudina: il genio romano rigenerato dal “Fermi” di Montesarchio

Redazione
Valle Caudina: il genio romano rigenerato dal “Fermi” di Montesarchio
ponte romano

Il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” compie un singolare balzo in avanti, consolidando la sua struttura culturale grazie a un nuovo e illuminante contributo editoriale firmato dall’IIS “Fermi” di Montesarchio, nella Valle Caudina.

Lo studio, La via delle acque: tra segni di pietra e flussi di storia, frutto della rigorosa ricerca scientifica condotta da un team di docenti d’eccellenza – Rosalba Coppolaro, Maria Giuseppina D’Ambrosio, Giuseppina Florio, Giovambattista Teti, Caterina Zimbardi – e sapientemente coordinato dalla Dirigente scolastica Pasqualina Luciano, rappresenta un vero e proprio atto d’amore e di riscatto per la memoria storica del Sannio.

L’indagine si inserisce con audacia lungo il mitico tracciato della Regina Viarum, focalizzandosi sul segmento viario compreso tra Caudium e Beneventum. Qui, la ricerca accende i riflettori su sei storici ponti romani che da oltre duemila anni resistono come silenziosi guardiani del territorio: Tufaro, Tre Santi, Apollosa, Corvo, Serretelle e Leproso.

Il Ponte Tufaro

La narrazione prende il via con il Ponte Tufaro, caratterizzato dalla sua iconica e affascinante struttura a schiena d’asino. Spingendosi oltre, l’opera mappa il Ponte Tre Santi, che un tempo sfidava il torrente San Giovanni con tre maestose arcate.

Al chilometro 252 dell’Appia emerge il Ponte di Apollosa, un pregevole e intatto manufatto di epoca augustea in blocchi di calcare locale, le cui imponenti fondazioni sembrano oggi dialogare e intrecciarsi in un abbraccio eterno con una lussureggiante vegetazione.

Non mancano le note drammatiche e poetiche in questo racconto storico: un destino ben più severo e ingiusto è toccato infatti al Ponte Corvo, barbaramente abbattuto tra il 1968 e il 1969 in nome di una frettolosa modernizzazione della carreggiata.

Il mutamento profondo e quasi surreale del paesaggio è invece splendidamente simboleggiato dal Ponte delle Serretelle: un’elegante struttura a tre arcate che oggi, per un bizzarro capriccio della natura, non tocca più l’acqua; il torrente ha infatti modificato stabilmente il proprio letto, lasciando il ponte all’asciutto, sospeso nel tempo come una bellissima reliquia.

Il Ponte Leproso

Il culmine di questo itinerario idraulico e stradale si raggiunge infine all’ingresso di Benevento con il celebre Ponte Leproso vero e proprio “acquedotto di civiltà” che scavalca il fiume Sabato; il ponte, a cinque archi, segnava l’accesso trionfale in città attraverso Port’ Arsa e mostra ancora oggi la straordinaria competenza idraulica romana nei suoi piloni differenziati (rostrati a monte e rotondi a valle).

Il ponte Leproso si presenta oggi come un affascinante mosaico di fregi, iscrizioni e reimpieghi funerari ed è ammirato come struttura sospesa sull’acqua quale leggendario emblema di una storia millenaria che unisce popoli, ingegno e territorio.

La ricerca non si limita alla struttura ingegneristica, ma restituisce vita alla storia sociale ed economica. Benevento viene dipinta come una urbs vibrante che in epoca imperiale seppe imporsi come un polo commerciale d’assoluta avanguardia nel cuore dell’Impero, proprio grazie al perfetto connubio tra la viabilità terrestre e le sue ricche vie fluviali.

Questo legame profondo con l’acqua non si è mai spezzato: nei secoli successivi, e per tutto il Medioevo, la gestione delle risorse idriche ha mantenuto la sua centralità convertendosi nell’avveniristica industria molitoria alimentata dai fiumi Sabato e Calore. L’area di Santa Clementina, a ridosso del leggendario Ponte Leproso, divenne così, a partire dall’XI secolo, il cuore pulsante e il fulcro economico dell’intera comunità.

Siamo di fronte a un’opera scientifica di straordinario spessore e di vitale importanza. Analizzando il territorio-cerniera compreso nella Valle del Serretelle-Corvo-Calore, questo studio non solo dimostra magistralmente il ruolo funzionale e strategico dei ponti nella viabilità romana, ma celebra l’ineguagliabile capacità ingegneristica repubblicana e imperiale.

I ponti, riscoperti dai docenti del “Fermi”, non sono semplici ruderi, ma veri e propri “segni distintivi” di un territorio antico che ha saputo fare dell’acqua la sua più grande risorsa di sviluppo.

L’IIS “Fermi” di Montesarchio firma così una pagina di altissima cultura, offrendo alla comunità scientifica e ai cittadini non solo una ricerca approfondita, ma una bussola per comprendere come l’ingegno umano possa, oggi come ieri, dialogare con la natura per generare progresso economico, identità e bellezza.

Italo Abate

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