Valle Caudina: Regalo di Natale

Redazione
Valle Caudina: Regalo di Natale

Valle Caudina: Regalo di Natale.  È a partire dal 10 aprile del 1721 che Giovan Battista Antonini inizia la lavorazione di tutto l’apparato decorativo in stucco della chiesa di San Sebastiano a Moiano.

Uno dei monumenti più insigni e paradossalmente più negletti della Campania barocca, che ho avuto modo di porre all’attenzione degli studi ormai da molto tempo.

Lo scultore romano, tardo allievo berniniano, si muove nel napoletano in cerca di maggiori fortune entrando nell’orbita della diocesi santagatese, con opere che marcano significativamente il primo Settecento in Valle Caudina.

Feudo di Airola

Il segno della sua presenza nel feudo di Airola, coinvolto dalla committenza più evoluta e vivace della valle, ancora oggi è possibile osservare nella sacrestia dell’Annunziata di Airola – su cui in altra sede tornerò – e soprattutto in San Sebastiano a Moiano.

Dove, al di là di avventurose e stravaganti attribuzioni in merito ad altre vicende, si dispiega più che altrove la cifra stilistica e la forza compositiva dello scultore romano.

Dispiace dunque sia passato del tutto inosservato il tricentenario della decorazione scultorea di uno dei monumenti più importanti della nostra provincia, proprio mentre sempre più affollate si fanno le schiere di coloro che portano alti i vessilli del cosiddetto «amore del territorio».

E non è certamente un caso se la divaricazione tra gli amori dichiarati e poi traditi dalla pratica quotidiana si manifesti nei termini dello scivolamento irredimibile d’un degrado percettivo, di alienazioni comportamentali, del progressivo svuotamento di senso nei riguardi del ruolo della nostra contemporaneità.

La società moianese contemporanea

Se cioè trecento anni fa la società moianese si proiettava nel futuro munendosi di opere consegnate alla ammirazione di tutte le generazioni successive; non altrettanto può dirsi per la società moianese contemporanea.

Più impegnata nell’oblio del quotidiano, nella confusione, nella denegazione, nella sottrazione dei segni della scena umana di una comunità. Non è, beninteso, una diafana cantica elegiaca del passato «amico e sicuro».

Al contrario, è un gesto di stizza per tutte le occasioni, molteplici e vaste, che l’attualità ci mette a disposizione e che non sempre siamo capaci di cogliere. È voglia di porre finalmente segni di qualità che abbiano l’ambizione di andare possibilmente oltre lo spazio di un panegirico un tanto al chilo.

Non possiamo e non dobbiamo, evidentemente, immaginare un’altra San Sebastiano. Ma nemmeno possiamo contentarci della manomissione decadente del vissuto collettivo.

Novità positiva

In tutto questo, tuttavia, è possibile osservare anche fenomeni di auspicabile, plausibile novità positiva. Non è stato mai costume diffuso che la novena natalizia di una chiesa della diocesi fosse presieduta personalmente da un vescovo.

Monsignor Mazzafaro, infatti, ha voluto dar forza al recupero di una tradizione natalizia legata alla presenza del monumento moianese. Ciò assume ancor più rilevanza se si pensa alla vicenda travagliata che ha investito l’arciconfraternita del Rosario; e che si spera possa finalmente trovare la sua soluzione una volta terminato il periodo di commissariamento.

L’arciconfraternita del Rosario ha in capo da circa un secolo la gestione di San Sebastiano, non è difficile quindi immaginare come le due cose siano strettamente biunivoche, attraversate cioè dal medesimo destino. Un sodalizio confraternale rinnovato, reso solido nelle sue intenzioni, animato da persone prodighe e credibili, non potrà che specchiarsi nello stato di salute della chiesa e dei tesori che custodisce, con alterne fortune, da ormai quattrocento anni.

In ultimo, siamo affamati di futuro, siamo voraci di nuovo. Ma il nuovo senza intelligenza è velleitarietà, il nuovo senza amore è solo mestizia mediocre. Non è nuovo chi taglia un fiore, quello possono farlo tutti purtroppo.

È veramente nuovo chi intorno a quel fiore sappia invece inventare una forma destinata a meritare memoria. Poiché non è chi non veda come il tardi non debba in ogni caso diventare troppo tardi. Dunque, Buon Natale, comunque sia.

Giacomo Porrino