Valle Caudina, sentenza dura per Domenico Pagnozzi

Valle Caudina, sentenza dura per Domenico Pagnozzi

31 Ottobre 2014

di Redazione

Roma. Domenico Pagnozzi, detto o professore, figlio di Gennaro, considerato il capo incontrastato dell’omonimo clan, operante in Valle Caudina, è stato condannato all’ergastolo. Il suo uomo più fidato, Fiore Clemente, a trenta anni di reclusione. La sentenza arriva al termine del processo con rito abbreviato, che si è svolto presso il tribunale di Roma. Un processo per fare luce sull’omicidio di Giuseppe Carlino, avvenuto il 10 settembre del 2001, sul litorale di Torvaianica. Carlino era un narcotrafficante, legato alla banda della Magliana, che sarebbe stato il responsabile della morte di Gennaro Senese, fratello di Michele, boss incontrastato del clan Moccia. Un omicidio maturato nel tentativo di penetrazione da parte della camorra casertana nei grandi affari criminali della Capitale. I Moccia ed i Pagnozzi, secondo la magistratura, avevano stretto una forte alleanza dai tempi della sanguinosa guerra contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.
“Giuseppe Carlino fu ammazzato in esecuzione di una promessa di morte che era stata fatta da Michele Senese direttamente dal carcere. L’omicidio era da un lato, la vendetta per la morte di Gennaro, dall’altro la condanna fu eseguita per affermare la forza criminale del boss; il messaggio che Senese intendeva mandare a tutti era chiaro: nessuno può fare qualcosa a Senese, perché Senese è un boss indiscusso ed è in grado di uccidere anche da dietro le sbarre”. Sono state queste le parole, usate dai Pm Cascini e Tescaroli, della direzione distrettuale antimafia di Roma, nella loro requisitoria sul processo per l’esecuzione di Carlino, ammazzato a colpi di calibro 38 nella tarda estate del 2001 a Torvaianica. Un processo interminabile quello per la morte del narcos: archiviato per tre volte prima della svolta definitiva del gennaio 2013 quando gli inquirenti chiusero il cerchio, arrestando il mandante Michele Senese, gli esecutori materiali Pagnozzi, difeso dall’ avvocato Dario Vannetiello, e Clemente difeso dagli avvocati D’Anna e Adamo. Con loro, i basisti e collaboratori del clan De Salvo e Pisanelli. Il processo si è svolto con rito abbreviato ed il giudice, Bernadette Nicotera, ha accolto quasi in toto le richieste dell’accusa. Ergastolo per Pagnozzi e Senese. Anche per Clemente era stato chiesto l’ergastolo, ma la pena commutata è di trenta anni di reclusione. Così per Di Salvo e Pisanelli. A distanza di 13 anni dall’omicidio, uno dei processi più tormentati del crimine organizzato romano è giunto al termine. Condanne durissime che riaccendono i riflettori sulla camorra che da anni ha messo radici nella Capitale. Pagnozzi si trova rinchiuso, dal gennaio del 2013, presso il carcere di Spoleto, in regime di 41bis, mentre Clemente in quello romano di Rebibbia. Si tratta di un colpo durissimo, in quanto mai prima nei confronti di qualche esponente del clan erano arrivate condanne tanto dure. Pagnozzi, pur processato numerose volte per omicidio, era riuscito sempre ad essere assolto. L’avvocato Dario Vannetiello, il quale, già in passato, ha registrato eclatanti risultati positivi, a caldo così ha commentato la sentenza: “Redigerò un penetrante atto di appello, alla luce di una pluralità di vizi procedurali, verificatesi nel corso del procedimento, che potranno ribaltare il verdetto.

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