Valle Caudina: silenzio e dolore per la morte di Guido Catilino
Una commozione collettiva per la scomparsa del 19enne
Valle Caudina: silenzio e dolore per la morte di Guido Catilino. Ieri la notizia diella scomparsa di Guido Catilino mi ha raggiunta mentre camminavo, tra passi distratti e pensieri leggeri, in una giornata che sembrava uguale a tante altre.
Un’amica mi ha fermata. Non dimenticherò mai il suo sguardo. Non servivano nemmeno le parole, ma sono arrivate lo stesso, spezzate:“Hai saputo? È morto un ragazzo… aveva solo 18 anni.”
In quel momento qualcosa si è rotto.
Non lo conoscevo, Guido. Ma da quell’istante è stato come se lo avessi sempre conosciuto.Intorno a me il mondo continuava, eppure era fermo. Le persone parlavano piano, come se alzare la voce fosse un’offesa.
Gli occhi si cercavano, ma nessuno sapeva cosa dire.Due giorni prima, quelle stesse strade erano piene di vita: musica, risate, abbracci stretti, promesse gridate al vento. C’era leggerezza, c’era gioia, c’era futuro.
E poi il silenzio.Un silenzio assordante.
Un buio che è arrivato in pieno giorno, senza chiedere permesso.Oggi Guido è entrato nelle case di tutti. Nei pensieri. Nei silenzi.Perché ci sono dolori che non hanno bisogno di appartenerti per distruggerti. Ti attraversano lo stesso. Ti toccano nel punto più fragile che hai.Ho visto la sua foto.
E ho dovuto distogliere lo sguardo. Non per indifferenza, ma perché faceva troppo male.Quel volto… era quello di un ragazzo buono. Pulito. Ancora pieno di sogni non detti. Ancora con qualcosa di bambino negli occhi.Un ragazzo che non aveva ancora avuto il tempo di diventare tutto ciò che poteva essere.E allora mi sono chiesta se fosse giusto scrivere.
Perché davanti a un dolore così grande, le parole sembrano piccole, inutili, quasi fuori posto.Ma poi ho guardato mia madre.Ed è lì che ho capito.Oggi mia madre non era più solo mia madre.
Oggi mia madre era la mamma di Guido.Perché lei quel dolore lo conosce.Lo conosce nel modo più crudele che esista.Da otto anni, ogni singola mattina, si sveglia e va a dare il buongiorno a mio fratello Giuseppe.
Da otto anni parla a una stanza che non risponde.Da otto anni convive con un vuoto che non si riempie, con un silenzio che non fa rumore ma ti spacca dentro, piano, ogni giorno.
E non c’è un giorno in cui faccia meno male.Non c’è un giorno in cui si smetta davvero di essere una madre che ha perso un figlio.Per questo oggi lei vi ha sentiti. Vi ha riconosciuti.Ha sentito il vostro urlo, anche se non lo avete fatto.
A voi, genitori di Guido, non dirò che passerà.Perché non è vero.
Non passerà quando apparecchierete la tavola e ci sarà un posto in meno.
Non passerà quando sentirete un profumo che era suo.Non passerà quando qualcuno pronuncerà il suo nome e il mondo, per un attimo, si fermerà di nuovo. Non passerà nei giorni normali, quelli che fanno ancora più male perché sembrano andare avanti senza di lui.
Dovevate essere lì, fuori dalla maturità, ad aspettarlo.Con il cuore che batteva forte, con una bottiglia di spumante tra le mani, pronti a ridere, a piangere di gioia, a dirgli che era solo l’inizio.Dovevate vederlo crescere, inciampare, rialzarsi, diventare uomo.E invece no.
La vita vi ha strappato tutto in un attimo.
Senza senso. Senza pietà.E non c’è niente che possa aggiustare questo.Ma c’è una cosa, forse.Una cosa piccola, fragile, ma vera.L’amore non finisce.
Vostro figlio non è solo ciò che avete perso.
È tutto ciò che continuerà a vivere dentro di voi, anche quando farà male respirare.
È nei vostri gesti, nei vostri ricordi, in ogni battito che porta ancora il suo nome.
Quel soffio di vita non è andato via.Si è nascosto.Si è rifugiato nel vostro cuore.
E da lì, anche nel dolore più profondo, continuerà a esistere.
Oggi mia madre vi abbraccia. Non con parole, ma con il silenzio di chi sa cosa significa sopravvivere a un figlio. Con le lacrime che non si vedono, ma che non smettono mai di scendere dentro.
E io abbraccio lei.E, attraverso lei, abbraccio voi.Perché ci sono dolori che non si raccontano.Si riconoscono.E quando si incontrano… fanno piangere anche chi pensava di non avere più lacrime.