Regina Viarum: il cammino della storia tra versi e rovine

L’editoriale di Fabia Baldi, “Suggestioni letterarie della via Appia attraverso la storia: da Regina viarum a Regina litterarum” — saggista e critica letteraria di rilievo internazionale —, si configura come un’operazione geo-letteraria di straordinario fascino e ambizione

Redazione
Regina Viarum: il cammino della storia tra versi e rovine
Fabia Baldi

Regina Viarum: il cammino della storia tra versi e rovine. L’editoriale di Fabia Baldi, “Suggestioni letterarie della via Appia attraverso la storia: da Regina viarum a Regina litterarum” — saggista e critica letteraria di rilievo internazionale —, si configura come un’operazione geo-letteraria di straordinario fascino e ambizione.

Il testo riesce nell’intento di fondere la precisione storico-ingegneristica alla più raffinata esegesi testuale, gettando un ponte ideale tra l’infrastruttura della logistica romana, l’immaginario estetico del Grand Tour ottocentesco e l’impegno civile del cammino contemporaneo.

L’editoriale nella prima parte storica rievoca una stratificazione del tempo e fa rivivere le suggestioni di Goethe, Dickens, Zola, de Staël e Carducci che trasmettono l’immagine di una maestosità monumentale dell’Appia Antica unita al senso del tempo che scorre.

L’autrice colloca la ricerca di Rumiz in apertura come “gancio” contemporaneo alla storia e diventa così la lente interpretativa necessaria a decodificare le stratificazioni del passato, trasformando l’itinerario fisico in un pellegrinaggio della memoria.

Il “core letterario”

Ma il “core letterario” del saggio è nella dialettica sotterranea che la Baldi evoca tra una realtà antica e un romanticismo moderno; nell’area narrativa dedicata alla romanità, citando Orazio e Cicerone, lei compie una metamorfosi dello spazio: l’Appia è una strada viva, caotica, sporca e profondamente calata nella contingenza politica e fisica.

In Orazio, (Satire), è la strada delle zanzare, delle rane, del “vin grosso”, dei barcaioli insolenti e dei disturbi gastrici e oculari dei poeti mentre in Cicerone, nelle epistole e nelle orazioni (Pro Milone), la via diventa lo scenario della violenza politica (l’omicidio di Clodio a Boville) e della sofferenza personale dell’esilio.

La scrittrice presenta comunque la via Appia non come uno sfondo inerte, ma un attore co-protagonista della storia letteraria, un medium dello scontro di potere della tarda repubblica.

Con gli scrittori moderni citati dall’autrice l ‘Appia viene trasformata da arteria della vitalità imperiale in un “cimitero monumentale d’Europa”: Goethe, Dickens, Zola, de Staël e Carducci non cercano più la strada come percorso da seguire per raggiungere uno spazio lontano, bensì per inebriarsi nel silenzio, nella solitudine dell’esistenza e nel sublime archeologico, concetti che sarebbero stati inconcepibili per Orazio o Cicerone.

Affascinante e ambiziosa mappatura geo-letteraria

L’analisi si presenta, infatti, come un’affascinante e ambiziosa mappatura geo-letteraria proponendosi di dimostrare in che modo un’infrastruttura militare e commerciale della Roma antica abbia subìto una decodificazione, nel corso di oltre due millenni, in uno spazio di arte poetica e di canone letterario itinerante.

La ricerca è strutturata in modo da far dialogare la satira, l’epistolografia, il romanzo naturalista, la prosa di viaggio contemporaneo e la poesia barbara (Carducci).

Allo stesso tempo dimostra efficacemente come la via Appia abbia generato una sua propria letteratura, diventando uno “spazio della mente” ed i vari passaggi ciceroniani, come l’inclusione della Pro Plancio e della Pro Milone ormeggiano l’opera alla realtà storica e geografica del tempo.

Il saggio di Fabia Baldi è un’opera di rilevante valore culturale e critico; ha il merito di non limitarsi a una infeconda elencazione di passi letterari, ma riesce a delineare una vera e propria storia del sentimento occidentale davanti ai monumenta.

Il passaggio da Regina viarum (strada del potere dell’aristocrazia romana) a Regina litterarum (strada della memoria poetica e del rimpianto) viene indagato seguendo un interessante percorso testuale che restituisce al lettore la percezione precisa di come l’Appia non sia mai stata semplicemente un nastro di pietra, ma una linea narrativa ininterrotta che si sviluppa nell’immaginario della cultura occidentale.

Italo Abate

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