Bucciano: ECCE (H)OMO: la videoperformance su amore, dolore e dignità di Kyrahm in una chiesa sconsacrata
L'appuntamento è per il 29 agosto
Bucciano: ECCE (H)OMO: la videoperformance su amore, dolore e dignità di Kyrahm in una chiesa sconsacrata. La videoperformance dell’artista Kyrahm trova una nuova dimensione nel dialogo permanente tra corpo, memoria, fragilità e lo spazio post-sacrale della Chiesa Sconsacrata Maria SS. Immacolata a Bucciano località Fizzo, in provincia di Benevento, nel contesto di HUMAN RIGHTS? FACTORY a cura di Debora Salardi e Roberto Ronca.
L’appuntamento è previsto per il 29 agosto alle ore 12: una copia di “Ecce (H)omo” verrà posizionata sull’altare.
L’opera originale nasce nel 2016 come performance art e viene successivamente trasformata in video nel 2017 con la regia dell’artista Kyrahm e la fotografia di Julia Pietrangeli.
Tra le eccellenze italiane, Kyrahm è creatrice con Julia Pietrangeli del progetto itinerante Human Installations, indicato tra le avanguardie più significative contemporanee: una ricerca che va dall’arte contemporanea al teatro d’avanguardia e al cinema, con la realizzazione di performance artistiche dal forte impatto emotivo, presentate tra Europa e Stati Uniti.
Dal 2009 a oggi Kyrahm e Julia Pietrangeli hanno ottenuto importanti riconoscimenti per le loro opere tra cui: Premio Arte Laguna di Venezia (2009), Miglior film Festival del Cinema Arcipelago sezione Comizi d’Amore (2016) e Nomination al premio globo d’oro 2019.
“Con umiltà ho riunito queste persone che hanno accettato di prendere parte ai tableaux vivant dove avrebbero messo a nudo corpo e anima, mostrando volontariamente se stessi ed il loro vissuto senza pelle.” Dichiara Kyrahm.
L’opera riunisce differenti esperienze umane intorno a un tema essenziale: la fragilità dell’essere umano e la possibilità dell’amore come forma di resistenza, cura e relazione.
“I protagonisti dell’opera affrontano ciò che appartiene alla condizione umana: il tempo, la malattia, la perdita, la solitudine, il desiderio, la necessità di essere riconosciuti e amati. Il visitatore è indotto quindi a confrontarsi con la propria vulnerabilità.
E’ importante sottolineare che la performance, pur con forti riferimenti all’iconografia cristiana, divulga un messaggio profondamente laico presentando tutte le forme dell’amore, tra cui anche famiglie arcobaleno. Continua Kyrahm.
Tra i momenti più struggenti, quelli dove un uomo si prende cura della madre anziana, una pietas che parla di sessualità e disabilità e una donna che prima di morire ha deciso di lasciare l’ultimo messaggio d’amore al mondo attraverso questa opera.
“Proprio per preservare la delicatezza dei contenuti ho deciso di esporre questo lavoro solo in contesti protetti come in questo caso.” Aggiunge Kyrahm.
Un ruolo importante è costituito dalla voce: la voce di chi non c’è più, la voce che cambia con il tempo e la malattia, il soprano lirico che accompagna e eleva.
Mentre lo spazio conserva la traccia di una precedente funzione religiosa, l’opera introduce un linguaggio contemporaneo fondato sul corpo, sulla voce, sull’immagine e sulla testimonianza.
Uno dei precedenti più noti è certamente quello di Bill Viola, che ha portato la videoarte all’interno di importanti luoghi di culto, tra cui cattedrali e chiese, instaurando un confronto profondo tra immagine contemporanea, spiritualità e tradizione.
L’utilizzo di edifici religiosi ed ex religiosi come luoghi per installazioni audiovisive appartiene anche alla ricerca contemporanea più recente. Ma il caso di Ecce (H)omo presenta una specificità in quanto trattasi performance costruita intorno a persone reali e alla loro esperienza, che successivamente trova nella chiesa sconsacrata una nuova possibilità di esistenza.
Kyrahm desidera inoltre esprimere un particolare ringraziamento a Julia Pietrangeli e ai personaggi coinvolti (Nicola Fornoni, Lilli Quitadamo, Imma Mercadante, Fulvia Patrizia Olivieri, Pepijoy Pierangela Ezzis, Marco Fioramanti) e a Debora Salardi e a Roberto Ronca, ideatori e curatori di HUMAN RIGHTS? FACTORY che hanno reso possibile il tutto.
Verrà infatti donata alla collezione una copia non commercializzabile, mentre l’originale rimarrà negli archivi Human Installations.
“Il progetto rappresenta anche una riflessione sul destino della performance art. Se la performance nasce nell’istante e scompare con il termine dell’azione, la sua documentazione video può restituirle una seconda vita.“ Dichiara Julia Pietrangeli.
“La sua permanenza in un luogo specifico introduce quindi un ulteriore livello: la memoria della performance diventa memoria del luogo.” Conclude Kyrahm.