Cervinara: ci sono cambiamenti che non fanno rumore
Nuovo capitolo del Diario dell'Accoglienza di Sara Francesca
Cervinara: ci sono cambiamenti che non fanno rumore. Quando si pensa alla crescita, si immaginano spesso grandi eventi: una partenza, un diploma, un lavoro, un traguardo.
Raramente si pensa a un giardino, eppure alcune trasformazioni assomigliano proprio alle piante: accadono lentamente, in silenzio, senza chiedere attenzione.
Quando Tatah è arrivato nella comunità, portava dentro di sé la stanchezza che molti ragazzi imparano a nascondere bene. Non sempre il dolore si manifesta attraverso le parole; a volte prende la forma del disinteresse, della chiusura, dell’apatia, di quella sensazione sottile che porta una persona a smettere di immaginare il futuro.
Nelle ultime settimane il giardino della comunità ha iniziato a cambiare volto. Abbiamo dissodato la terra, piantato ortaggi, seminato erbe aromatiche e messo a dimora lavanda e gelsomino.
Un lavoro semplice solo in apparenza, perché chi lavora con la terra impara presto una lezione che il nostro tempo sembra aver dimenticato: non si può pretendere una fioritura il giorno dopo aver seminato.
Mentre il giardino prendeva forma, qualcosa sembrava cambiare anche in Tatah, non improvvisamente né miracolosamente, ma poco alla volta, come accade alle piante.
Un sorriso in più, una partecipazione diversa, una maggiore presenza: piccoli segnali che rischiano di passare inosservati agli occhi di chi cerca soltanto risultati immediati.
Forse non è un caso che questa storia si svolga proprio qui, in una terra che per generazioni ha vissuto del rapporto con i campi, con le stagioni e con l’attesa.
L’Irpinia conosce bene il significato della parola “coltivare”: sa che la crescita non può essere forzata, che ogni seme ha il proprio tempo e che perfino gli alberi più robusti attraversano l’inverno.Osservando Tatah e il giardino della comunità, abbiamo compreso una verità semplice: le persone non sono poi così diverse dalle piante.
Tutti attraversiamo stagioni, conosciamo periodi di fioritura e periodi di apparente immobilità e, prima o poi, sembriamo sfiorire. Ma sfiorire non significa essere finiti, significa soltanto prepararsi a una nuova stagione.
Forse educare non significa cambiare qualcuno, ma fare ciò che ogni buon giardiniere conosce da sempre: preparare il terreno, avere pazienza, continuare ad annaffiare e credere nella fioritura anche quando ancora non si vede.