Cervinara: la storia di Sheri che trasforma l’assenza in una forza

Continua il diario di bordo della comunità Giovani Vite tenuto da Sara Francesca

Redazione
Cervinara: la storia di Sheri che trasforma l’assenza in una forza

Cervinara: la storia di Sheri che trasforma l’assenza in una forza. In molte case esiste una sedia che racconta una storia. Può essere quella di un nonno che non c’è più, di un figlio partito o di un padre costretto a lavorare lontano.

Le famiglie imparano, in qualche modo, a convivere con queste assenze. Ciò che nessuno insegna, però, è come si cresca senza poter incrociare ogni giorno lo sguardo dell’uomo che dovrebbe indicare la strada.

Sheri ha sedici anni ed è il più giovane della comunità. I ragazzi più grandi lo proteggono, gli vogliono bene e lo trattano come un fratello minore. È forse proprio la sua storia a riportare al centro una domanda antica quanto l’uomo: quanto incide la figura paterna nella costruzione dell’identità di un figlio?

L’assenza del padre non appartiene soltanto alle storie migratorie. È una realtà che attraversa anche le nostre città, le nostre famiglie e le nostre comunità.

Esistono padri lontani per necessità, per lavoro, per separazioni o per silenzi. Padri che abitano la stessa casa dei propri figli ma che, per ragioni diverse, finiscono comunque per diventare distanti.

Diventare adulti significa forse imparare a convivere con alcune assenze, ma questo non vuol dire smettere di sentirne il peso.

Sheri continua a studiare, continua a sorridere e continua a costruire il proprio futuro. Eppure, come tanti ragazzi della sua età, porta dentro una domanda che attraversa confini, culture e generazioni: chi sarei stato se mio padre avesse potuto camminare accanto a me ogni giorno?

Nessuno può conoscere la risposta. Forse, però, è proprio qui che nasce una delle sfide più difficili della crescita: trasformare l’assenza in una forza e costruire, dentro di sé, l’uomo che si sarebbe voluto avere accanto.

Tra gli aspetti che più colpiscono nell’incontro con questi ragazzi vi è anche il diverso significato attribuito alla parola famiglia. Nelle società occidentali il passaggio all’età adulta viene spesso raccontato come un percorso di emancipazione individuale, un progressivo allontanamento dal nucleo familiare.

Nelle storie raccolte all’interno di Giovani Vite, invece, la crescita sembra seguire una direzione opposta. Non allontanarsi, ma restituire.

Quando abbiamo smesso di considerare la famiglia una responsabilità condivisa? Quando abbiamo iniziato a credere che diventare adulti significasse soltanto costruire il proprio futuro?

Per molti di questi ragazzi il successo non coincide con ciò che riusciranno ad accumulare, ma con ciò che potranno restituire. Sheri risparmia, mette da parte, rinuncia a qualcosa di sé non perché qualcuno glielo imponga, ma perché ogni euro risparmiato ha un volto: quello dei suoi genitori, dei suoi fratelli, della sua casa. Una casa che continua a esistere, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Forse la famiglia non è soltanto il luogo in cui viviamo. È il luogo verso cui continuano a viaggiare i nostri pensieri, attraversando il Mediterraneo, le telefonate, i sacrifici e le attese.

Osservando ragazzi come Sheri si comprende una verità semplice e universale: c’è chi attraversa il mondo per cambiare la propria vita e chi, invece, attraversa il mondo per provare a cambiare quella delle persone che ama.

Sara Francesca