Cervinara: la rivoluzione di imparare a leggere e scrivere

Riprende il diario dell'accoglienza giunto al nono capitolo e tenuto da Sara Francesca

Redazione
Cervinara: la rivoluzione di imparare a leggere e scrivere

Cervinara: la rivoluzione di imparare a leggere e scrivere. Perché alcune rivoluzioni iniziano da una lettera

Quando Elsay è arrivato a Cervinara non sapeva leggere. Non sapeva scrivere. Non conosceva il suono delle lettere.La A non era una vocale, la M non era una consonante. L’alfabeto non era un punto di partenza: era una montagna.

Eppure c’è qualcosa che continua a tormentarci mentre lo osserviamo imparare. Non riguarda lui. Riguarda noi. Per anni abbiamo sentito ragazzi lamentarsi della scuola: delle interrogazioni, dei compiti, delle lezioni troppo lunghe, dei libri pesanti, dello studio considerato una punizione.

Poi arriva Elsay e ti accorgi che esiste qualcuno disposto ad attraversare il Mediterraneo per ottenere ciò che altri rifiutano ogni giorno.

Forse abbiamo commesso un errore. Abbiamo iniziato a considerare l’istruzione un obbligo, quando in realtà è un privilegio. Un privilegio così grande che milioni di persone nel mondo continuano a rischiare tutto pur di ottenerlo.

Noi sbuffiamo davanti a un libro. Lui sorride quando riesce a scrivere una parola. Da settimane ci sediamo davanti a un foglio e ripetiamo insieme: suoni, sillabe, parole. All’inizio ogni segno sembrava impossibile. Oggi Elsay scrive sotto dettatura.

Qualcuno potrebbe considerarla una piccola conquista, ma soltanto chi ha sempre saputo leggere può permettersi il lusso di pensarlo. Forse la vera povertà non è quella economica. Forse la vera povertà è non accorgersi del valore delle opportunità che abbiamo ricevuto.

Perché Elsay ci sta insegnando una lezione scomoda, una di quelle che nessuno ama ascoltare: esistono ragazzi privati della scuola che continuano a desiderarla, ed esistono ragazzi a cui la scuola è stata regalata che continuano a disprezzarla.

Ogni volta che Elsay traccia una lettera sul foglio accade qualcosa di straordinario. Non sta imparando a scrivere. Sta recuperando un diritto che gli era stato negato.

E forse dovremmo ricordarcelo tutti.

Perché il giorno in cui un ragazzo attraversa il mare per conquistare l’alfabeto è anche il giorno in cui l’alfabeto smette di essere una cosa scontata e torna ad essere ciò che è sempre stato: una forma di libertà. 

Sara Francesca