Cervinara: l’amore che genera la fine di una giovane vita
Giovanni De Vitis è vita
Cervinara: l’amore che genera la fine di una giovane vita. La Comunità Educativa Giovani Vite è il cuore pulsante di una vita interrotta troppo presto. Chi ha stabilito che, quando una vita terrena si spezza, noi diciamo automaticamente «addio»?
Cari lettori, il Diario dell’Accoglienza finisce oggi. Grazie per averci letto. Non potevamo salutarvi senza raccontarvi cosa ci ha spinto a dedicare anima e corpo a questo progetto, a queste storie di vita che raccogliamo ogni giorno e che portiamo avanti con immenso amore.
La comunità nasce da un vuoto. Niente è più assillante delle ombre di Thanatos, e questo mia sorella lo sa bene.
Giovanni De Vitis aveva soltanto ventiquattro anni quando ci ha lasciati. Era un giovane brillante, ma le Parche crudeli hanno reciso troppo presto il filo della sua vita. Oggi abbiamo il coraggio di sfidare anche la morte, dando vita ogni giorno alle nostre preziose Giovani Vite.
Giovanni era il fidanzato di mia sorella Ilaria. A mia sorella è toccato l’arduo compito di raccogliere il suo ultimo respiro. Ci sono immagini dalle quali non basta distogliere lo sguardo, perché continuano a esistere dentro.
Ilaria ha dovuto imparare a vivere dentro questa frattura, accettando il dolore forte del ricordo al trascorrere di ogni stagione.
Quando un osso si rompe, porta sempre con sé la percezione del cambiamento, ma grazie a nostra madre, la dott.ssa Dolores Ceglia, nonché coordinatrice della comunità, abbiamo imparato a essere gesso e tempo.
Questo dolore Ilaria lo sentirà sempre. Io starò accanto a mia sorella per tutta la vita e nostra madre è il nostro gesso comune.
La comunità nasce dal profondo desiderio di riparare ciò che è fratturato. Accogliamo ed educhiamo minori stranieri affinché si possa insegnare loro a superare i molteplici, difficili traumi.
Giovani Vite è l’ortopedico dell’anima. Non ci spaventiamo quando qualcosa si rompe o sembra essere inaggiustabile, perché sappiamo che, finché c’è vita, c’è cura.
Ilaria ha scelto di continuare a dare spazio alla vita anche quando il dolore sembrava non lasciarne più. Chi la vede oggi accanto ai ragazzi forse non immagina quanta fatica possa esserci dietro la disponibilità ad ascoltare, quanta forza richieda occuparsi di un futuro mentre si continua a sentire la mancanza del proprio. Io, che sono sua sorella, penso anche a questo: a tutto ciò che porta dentro mentre trova ancora posto per qualcun altro.
Avrebbe diritto a essere soltanto una ragazza a cui manca il ragazzo che ama. Anche adesso, anche dopo tutto ciò che ha costruito. La sua forza non le toglie il diritto di piangere, di fermarsi, di avere bisogno di noi.
E forse è proprio questo a commuovermi di più: sapere quanto possa sentirsi fragile e vederla comunque capace di avvicinarsi alla fragilità degli altri, senza chiedere loro di nasconderla.
Insieme a nostra madre ha dato a questa capacità un luogo, un nome e un impegno quotidiano. Il lavoro educativo si svolge lì, nel tempo che condividiamo con i ragazzi, nelle cose che tornano ogni giorno e che, proprio per questo, possono diventare un punto fermo. Una lezione d’italiano, un appuntamento a cui accompagnarli, una regola da spiegare ancora, una conversazione da riprendere dopo una discussione.
Ci sono giorni in cui il nostro lavoro sembra non lasciare traccia. Ripetiamo le stesse cose, incontriamo resistenze, ci domandiamo se siamo riuscite a farci capire.
Poi un ragazzo trova le parole per raccontare qualcosa che fino a quel momento aveva tenuto per sé, chiede una mano, comincia a pensare a ciò che vorrebbe diventare. Sono passi che appartengono a loro, e avere il privilegio di accompagnarli ci insegna a rispettarne anche la fatica.
Accogliere significa imparare a conoscere ciascuno oltre il comportamento che ci mette alla prova. Chiederci che cosa stia cercando di dire, quali strumenti gli manchino, quale responsabilità possa cominciare ad assumersi.
Significa offrire affetto e confini, riconoscere quando serve un aiuto diverso dal nostro, continuare a credere nella possibilità di una relazione anche quando attraversa un momento difficile.
Mia sorella conosce il peso di ciò che una persona può portare dentro senza riuscire a mostrarlo interamente. Nel suo modo di esserci c’è anche questa consapevolezza. E nel nostro lavoro c’è il desiderio che ogni ragazzo possa trovare il modo di essere ascoltato, imparare a chiedere, scoprire che la propria storia può ancora aprirsi a qualcosa che oggi non sa immaginare.
È questo che custodiamo nel nome Giovani Vite. Dentro ciascuno di noi rimane qualcosa che ha bisogno di crescere, a qualsiasi età. Possiamo essere adulti e sentirci piccoli davanti a una perdita, avere attraversato molti anni e non sapere come affrontare il giorno successivo.
Anche allora meritiamo cura. Anche allora possiamo lasciarci accompagnare.
Giovanni è il nome che ci accompagna mentre proviamo a farlo. Ci manca nella vita di tutti i giorni, nelle cose che avrebbe potuto vedere, negli anni che avremmo voluto condividere con lui. Il nostro altruismo ha il suo profumo perché l’amore che gli portiamo continua a far parte del modo in cui ci avviciniamo agli altri.
Qui finiscono gli articoli sulle giovani vite di Giovani Vite. Il Diario dell’Accoglienza si chiude, mentre i ragazzi continuano a crescere e noi continuiamo a imparare come stare loro accanto.
Dopo avervi raccontato tante storie, vi affidiamo anche la nostra: quella di una famiglia che sente una mancanza, di una madre che sostiene, di mia sorella che continua ad amare e, con quell’amore, si prende cura.
A te che leggi vorrei lasciare la possibilità di riconoscerti in queste pagine anche se hai un’altra età, un’altra storia, un dolore che non assomiglia al nostro. Se oggi fai fatica, puoi chiedere a qualcuno di aiutarti.
Puoi cominciare anche senza sapere come si ricomincia.
A mia sorella vorrei poter restituire almeno un poco della cura che dona. Vorrei che sapesse che, quando torna a casa stanca, quando il ricordo fa più male, quando sente di non avere niente da offrire, il suo posto accanto a noi rimane intero.
Ilaria, io sarò tua sorella anche nei giorni in cui non riuscirai a essere forte per nessuno. Potrai appoggiarti con tutto il peso che hai. Non dovrai alleggerirlo prima per paura di farmi male.
Te lo avrò detto un milione di volte, in mille modi e forse anche in mille mondi: nel fango del mondo tu sei candida, mia piccola fiocco di neve.