Coronavirus, una compressa per curare la malattia da casa

Redazione
Coronavirus, una compressa per curare la malattia da casa
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Coronavirus, una compressa per curare la malattia da casa.  Una compressa per curare il Covid da casa: la sperimentazione di un nuovo farmaco contro il virus partirà tra qualche settimana a Genova, in Liguria.

A parlarne è stato l’infettivologo Matteo Bassetti nel corso di un’intervista a Primocanale: “Non abbiamo mai smesso di fare ricerca, come non hanno smesso molti altri centri italiani di malattie infettive”.

Poi, parlando del farmaco, il Molnupiravir, ha aggiunto: “E’ molto promettente, con una potente azione antivirale e ha il grande vantaggio di essere disponibile in pastiglie”. Da qui l’avvertimento. “Entro due settimane lo sperimenteremo” all’ospedale San Martino di Genova.

Bassetti ha fatto anche il paragone con un’altra terapia contro il Covid, quella a base di anticorpi monoclonali, partita da poco nelle strutture sanitarie italiane. “Oggi portiamo in ospedale i pazienti per fare i monoclonali.

Polmonite virale

Domani forse avremo una cura che ci consentirà di trattare il virus da casa – ha spiegato l’esperto, sottolineando una differenza notevole tra i due farmaci -. Anziché dare la cura antibiotica per una polmonite batterica a casa con gli antibiotici per via orale, potremo magari utilizzare un antivirale attivo nei confronti del virus a casa”.

Si tratta sicuramente di un’opportunità in più nella dura lotta contro il Covid. “Speriamo di partire presto con la sperimentazione e di avere dei dati pronti per la fine dell’estate in modo che il farmaco possa essere approvato il prima possibile”.

Così, ha concluso il suo intervento il direttore della clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti.

Vaccino Sputnik, il virologo Clementi: “Ben venga”

Ben venga Sputnik, che è un vaccino che funziona molto bene dai dati che abbiamo, e ben venga che l’Italia valuti eventualmente di muoversi da sé, anche prima di un via libera dell’Ema, se necessario”.

E’ la visione del virologo Massimo Clementi, sentito dall’Adnkronos Salute. “Ci sono aspetti che non conosciamo, per esempio nei rapporti tra le aziende” farmaceutiche che producono i vaccini “e i diversi Paesi del mondo.

Gli americani hanno recentemente sostenuto di aver vaccinato 100 milioni di persone contro Covid. Evidentemente hanno ricevuto 100 milioni di vaccini che sono stati indirizzati lì rispetto ad altri Paesi.

Noi non conosciamo tutta la questione geopolitica che c’è dietro i vaccini e non siamo tenuti a conoscerla. Ma c’è chi la conosce e su questa base si sta muovendo”. E le parole del premier italiano Draghi (secondo cui bisogna comunque “essere pronti a fare da soli”), come del cancelliere tedesco sul vaccino russo Sputnik V, “rientrano in questo contesto specifico, a mio avviso”.

Monoclonali

“L’Agenzia italiana del farmaco Aifa potrebbe farlo, come è successo per i monoclonali – dice il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano e docente all’università Vita-Salute -.

Potrebbe decidere in deroga a Ema, che è un ente che a livello europeo ha il governo del capitolo farmaci, ma poi i singoli Paesi, attraverso le loro agenzie nazionali, danno le loro indicazioni e hanno la possibilità di autorizzare un uso emergenziale sperimentale dei farmaci non ancora accettati da Ema.

E’ successo appunto per i monoclonali, su cui Ema è stranamente silenziosa. L’Aifa con gran coraggio ha anticipato questa decisione di renderne possibile l’utilizzo, come peraltro aveva fatto anche l’americana Fda.

Non vedrei dunque niente di strano se, per un vaccino che offre un’ampia valutazione sperimentale, l’Aifa si orientasse su questa strada. Ciò sarebbe, credo, giustificato in presenza di gravi carenze nella disponibilità di vaccini pur essendocene altri approvati.