Cervinara

Giovanni ed Elena rischiano sino a 30 anni di carcere

Giovanni ed Elena rischiano sino a 30 anni di carcere

Giovanni ed Elena rischiano sino a 30 anni di carcere. Il regime carcerario inizia a sfiancare Giovanni Limata. Il 23enne di Cervinara si trova recluso dallo scorso 24 aprile ed inizia a dare chiari segni di insofferenza. Una sensazione che è stata avvertita chiaramente dagli avvocati Kalpana Marro e Fabio Russo.

Lo stesso vale anche per Elena Gioia. Anche lei resta in carcere. I due fidanzatini devono rispondere di aver pianificato e messo in atto l’omicidio di Aldo Gioia, il padre di Elena. Ma dai messaggi volevano sterminare tutta la famiglia.

Per questo rischiano sino a trenta anni di carcere. Ed ora inizia il lavoro delle difese nella diversità dell’attribuzione dell’idea e della pianificazione dell’omicidio che doveva essere una strage.

Irrequieto e silenzioso

I difensori hanno fatto visita a Giovanni Limata presso il carcere di Bellizzi e lo hanno trovato irrequieto e silenzioso. Vedendolo così hanno chiesto se volesse parlare con qualcuno, ma il 23enne per il momento ha rifiutato.

Anche in questo colloquio, gli avvocati Marro e Russo hanno potuto acquisire pochi elementi per mettere in atto la strategia difensiva.

Attendono, quindi, gli atti della procura che, a breve, dovrebbero essere resi disponibili. Lo saranno appena verranno concluse le indagini.

La conoscenza su instangram

Intanto, viene fuori che Giovanni ed Elena si erano conosciuti su instangram. Come accade a tanti loro coetanei l’attrazione o l’amore nasce prima via social  e poi di persona. I genitori di Elena, in un primo momento, non erano contrari a questa relazione.

Tanto è vero che la stessa mamma di Elena ha accompagnato la figlia, più volte, nell’abitazione di Giovanni in via dei Monti a Cervinara. Poi, però, avevano scoperto che il ragazzo aveva avuto guai con la legge e le cose erano cambiate.

Entrambi i collegi difensivi dovrebbero chiedere perizie psichiatriche per i loro assistiti. Poi si cercherà di capire se anche Elena ha partecipato materialmente all’omicidio del padre. Sembrano dettagli, ma ai fini processuali valgono anni e anni di carcere. Proprio per questo i difensori non lasceranno nulla al caso.


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