Il viaggio senza valigie di Salm verso i 18 anni
Continua il diario di bordo della comunità Giovani Vite
Il viaggio senza valigie di Salm verso i 18 anni. Mentre il Paese continua il proprio ritmo quotidiano, fatto di scuole, negozi, caffè e giornate che si assomigliano, esistono ragazzi che vivono una dimensione diversa del tempo. Un tempo immobile, amministrativo, che non si misura in giorni ma in pratiche, convocazioni, appuntamenti e risposte che sembrano non arrivare mai.
Esiste un momento nella vita di ogni ragazzo in cui compiere diciotto anni rappresenta una conquista: la patente, l’autonomia, le prime scelte da adulto, la sensazione che il futuro stia finalmente iniziando.
Per Salm, invece, il diciottesimo compleanno ha avuto un sapore diverso. Non quello della libertà, ma quello dell’attesa. Arrivato in Italia ancora minorenne, come molti ragazzi accolti nelle comunità educative, aveva iniziato un percorso di integrazione fatto di scuola, lingua italiana, relazioni e nuove abitudini.
Eppure il tempo amministrativo sembrava scorrere a una velocità diversa da quella della sua vita. I mesi passavano, i compleanni arrivavano, le stagioni cambiavano, ma i documenti continuavano a tardare.
L’adolescenza andava avanti, la burocrazia restava ferma. Siamo abituati a pensare che il tempo sia uguale per tutti. In realtà non lo è. Per molti adolescenti è fatto di scuola, amicizie e progetti; per altri può trasformarsi in una lunga sala d’attesa, un luogo invisibile nel quale la vita continua a scorrere senza che sia possibile compiere il passo successivo.
Forse esistono molte forme di viaggio. Alcune attraversano deserti e frontiere, altre rimangono invisibili. C’è infatti un viaggio di cui si parla raramente: quello che separa una persona dalla possibilità concreta di costruire il proprio futuro.
Salm quel viaggio lo ha affrontato senza valigie e senza mappe. Lo ha percorso nell’unico modo possibile, aspettando. E forse l’attesa è una delle prove di coraggio più silenziose che un essere umano possa sostenere, perché richiede qualcosa di estremamente difficile: continuare a credere nel domani anche quando il domani continua a non avere una data.