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La Campania cambia i criteri per le vaccinazioni

Nel suo tradizionale appuntamento del venerdì pomeriggio, il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca ha parlato di tutti gli sviluppi legati alla vaccinazione.
di  Redazione
2 mesi fa - 9 Aprile 2021
La Campania cambia i criteri per le vaccinazioni

La Campania cambia i criteri per le vaccinazioni. Nel suo tradizionale appuntamento del venerdì pomeriggio, il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca ha parlato di tutti gli sviluppi legati alla vaccinazione.

Le novità di AstraZeneca

De Luca ha voluto, innanzitutto, affrontare il nodo riguardante il vaccino AstraZeneca. «Continuo ad ascoltare una comunicazione demenziale, dice il presidente. Continuo ad ascoltare che è un vaccino che garantisce benefici superiori ai rischi, e ci mancherebbe altro.

Dobbiamo mantenere i nervi saldi, fare uso di ragione e andare avanti, ricadute negative ci sono state in pochissimi casi quindi fate pure la seconda dose. I timori non hanno fondamento scientifico». Queste le parole di De Luca durante la diretta social.

Vaccinazioni

LA campagna di vaccinazione, dopo aver completato le categorie dei fragili e degli anziani, procederà per categorie economiche non per fasce d’età.

E’ questo l’importante annuncio del governatore che individua della priorità tra le categorie: i lavoratori del trasporto pubblico locale, i dipendenti dei Comuni, delle Poste, le commesse dei supermercati, lavoratori delle aziende.

«Sono persone – ha continuato De Luca – esposte al contagio e che vanno vaccinate immediatamente. Siamo passati in una nuova fase: garantire la salute come priorità assoluta, ma c’è anche il lavoro da tutelare»

Zona rossa

De Luca non manca di polemizzare circa la vicenda della zona rossa. «In queste ore,  ha affermato il presidente, si deciderà sui colori delle zone. Due regioni che qualche settimana fa erano in zona bianca sono passare direttamente in zona rossa; è paradossale.

De Luca definisce demenziali i criteri scelti dal Cts. Noi abbiamo le terapie intensive occupate per il 26% ma ci diranno che stiamo in zona rossa, a differenza di regioni che superano abbondantemente il 50%.

La gente fa bene ad arrabbiarsi. L’Italia è abbandonata a se stessa e non c’è controllo su nulla. Non è normale vedere città dove tutto è aperto e tutti sono a passeggio senza controlli, e poi il barbiere deve restare chiuso. A questo punto ritengo che sia giusto garantire un accesso in un museo, in ristorante, in un teatro, anche se in maniera limitata».

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