La Filctem CGIL chiede che Flumeri diventi un nodo industriale fondamentale
Lo stabilimento Menarini interessa alla BYD
La Filctem CGIL chiede che Flumeri diventi un nodo industriale fondamentale. L’interessamento di BYD per lo stabilimento Menarini di Flumeri rappresenta una prospettiva di rilevante interesse per i territori irpini e sanniti.
Non siamo di fronte a un progetto né tantomeno alla definizione di una strategia imprenditoriale, e proprio per questo non alimentiamo aspettative premature; tuttavia, il delinearsi di un nuovo spazio industriale richiede un approfondimento ed una analisi strategia di dove vogliamo spingere la manifattura industriale dei nostri territori.
Dopo anni di crisi industriale la discussione intorno ad una nuova progettualità, rappresenta un tema che merita riflessione ed ascolto. Quando un territorio come il nostro intravede uno spazio di speranza ha il dovere di guardarlo con lucidità, senza restare fermo, senza cadere nella rassegnazione, parliamo di dare una possibilità: quella di riaccendere una filiera che ha dato lavoro, dignità e futuro alle aree interne, perché l’Irpinia e il Sannio hanno diritto a un momento di speranza collettiva.
La crisi dell’automotive ha determinato criticità profonde sul piano sociale ed economico e lo sta ancora facendo, vediamo Stabilimenti svuotarsi, aziende dell’indotto che hanno perso ossigeno. E quel silenzio desolante che molti fingono di non sentire – il silenzio delle lavoratrici e dei lavoratori dell’indotto che non lavorano più– è diventato un rumore sordo di fondo.
È un rumore fatto di vite reali, di turni che non ci sono più, di professionalità che rischiano di spegnersi, di famiglie che ogni mese devono fare i conti con un reddito che non basta, di famiglie che vedono i loro figli partire abbandonando questi territori.
È un rumore che nasce dalla paura, dalla stanchezza, dalla dignità ferita. È un rumore che non chiede pietà: chiede ascolto, rispetto e futuro.
Quel rumore noi non lo lasceremo nelle aziende, quel rumore diventato sofferenza non lo lasceremo solo alle voci che richiamano dolore esistenziale nelle assemblee. Lo continueremo a portare nelle istituzioni, nelle trattative, nelle piazze.
Lo continueremo a portare con la forza della nostra storia, con la voce di chi non ha mai smesso di credere che il lavoro sia il primo diritto di un territorio. Lo continueremo a portare finché non sarà chiaro a tutti che l’indotto è un asset strategico dell’Irpinia e del Sannio.
La Menarini di Flumeri non è un sito da riempire non una fabbrica assestante a sé, è un nodo industriale che può rimettere in moto competenze, lavoro qualificato, prospettive. Può ridare fiato alle aziende che hanno resistito. Può restituire fiducia alle lavoratrici e lavoratori che da troppo tempo vivono sospesi. Può far tornare a respirare comunità che non chiedono privilegi, ma lavoro vero.
La Filctem CGIL Avellino‑Benevento lancia un appello alle istituzioni affinché si costituisca una regia pubblica forte, continua, capace di accompagnare ogni fase, tutelare il lavoro, valorizzare le competenze presenti.
Flumeri deve diventare una priorità delle politiche industriali, un modello di contrattazione di sito e di filiera. Il rilancio dell’azienda e dell’indotto non è una questione locale: è una questione nazionale.
Gli slogan devono lasciare posto ai fatti concreti per non lasciare indietro le aree interne o meglio condannarle ad un lento ed inesorabile obblio irreversibile. Le lavoratrici i lavoratori di questi territori chiedono trasparenza, investimenti, qualità del lavoro, formazione, sicurezza.
Difenderemo il diritto delle famiglie dell’Irpinia e del Sannio a vivere in territori che offrono futuro, non solo resistenza. Le aree interne meritano vedere che la loro storia industriale non è finita.
Flumeri può essere il punto di svolta. Ma il tempo delle attese è finito. Sta alle istituzioni decidere se trasformare questa occasione in futuro o lasciarla scivolare via. Noi staremo dalla parte del lavoro, della dignità e di quel rumore provocato dal silenzio fatto di sofferenza dei lavoratori dell’indotto che ci parla di persone, famiglia, spopolamento.