L’Appia Antica come paesaggio della memoria: strada, monumentalità funeraria e costruzione del potere
L’Appia Antica come paesaggio della memoria: strada, monumentalità funeraria e costruzione del potere. L’editoriale di Mariarosaria Piccirillo presenta una ricerca, per il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” (https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026 ) in cui l’Appia Antica non fu soltanto un’infrastruttura di collegamento, ma anche uno spazio sociale, politico e simbolico, nel quale il mondo dei vivi e quello dei morti risultavano strettamente interconnessi.
L’archeologa descrive il paesaggio funerario lungo la strada -tombe, mausolei, iscrizioni e sarcofagi- non come uno scenario marginale rispetto al percorso, ma come meditato sistema di rappresentazione pubblica per rendere visibili identità, prestigio, memoria dei defunti e delle loro gentes.
Lungo il percorso da Roma a Brindisi, questa funzione assumeva forme differenti: Capua, Benevento, Canosa e Brindisi testimoniano, infatti, modalità specifiche di appropriazione dei modelli romani da parte delle aristocrazie locali.
La monumentalità dei mausolei, sepolcri e tombe erano espressione sia di ricchezza ma anche di appartenenza, integrazione politica e capacità di inserirsi nei circuiti culturali romani.
È significativo, infatti, che a Benevento il paesaggio funerario sia interpretato come una manifestazione dell’integrazione delle élite sannitiche nell’ordine romano.
«L’Appia — chiarisce la Piccirillo — si configura pertanto come un dispositivo di autorappresentazione territoriale, capace di trasformare il paesaggio in una vera grammatica del potere».
Tutta l’epigrafia funeraria è collegata a questa dimensione e l’espressione rituale come Siste, viator trasformava il passante in interlocutore del defunto: attraverso la lettura e il riconoscimento, il morto recuperava simbolicamente una presenza. La memoria non era quindi soltanto incorporata nel monumento, ma veniva continuamente riattivata dal transito.
Analogamente, Parentalia, refrigeria, libagioni e pratiche funerarie, citate dall’archeologa, mostrano che le necropoli erano spazi dinamici, attraversati da rituali e relazioni familiari e sociali.
Il principale merito di questa impostazione scientifica è quindi il superamento della lettura della singola tomba rileggendola in termini di paesaggio funerario, come sistema integrato di strada, monumento, epigrafe e rituale.
La tesi centrale è che l’Appia non collegava soltanto città e territori, ma costruiva e trasmetteva memoria, identità e potere, trasformando il viaggio dei vivi in uno spazio permanente di relazione simbolica con i morti.
Italo Abate