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Scuola, il docente fragile non potrà più insegnare

7 giorni fa
12 Settembre 2020
di redazione

Scuola, il docente fragile non potrà più insegnare. Il docente fragile quest’anno non potrà più insegnare neppure con la didattica a distanza. Potrà essere adibito ad altre mansioni, anche di supporto ai progetti didattici o alla segreteria, solo se ne farà espressa richiesta e se ci sarà disponibilità.

Altrimenti resterà a casa in malattia. Chi dovesse avere invece patologie, ma essere comunque idoneo, sarà sottoposto a misure di maggior tutela a scuola, come l’obbligo di indossare la mascherina FFp2 al posto della chirurgica.

A precisarlo è la circolare del ministero dell’istruzione, inviata ieri ai dirigenti scolastici, in vista della riapertura in molte regioni delle lezioni prevista per il 14 settembre.

Una nota che equipara la situazione di «inidoneità momentanea causa Covid» alla malattia fino alla fine dell’emergenza epidemiologica, tanto che sui posti che si dovessero liberare scatterà la supplenza.

Quanti saranno i docenti, ma anche il personale ausiliario, tecnico e amministrativo, che chiederanno e otterranno il riconoscimento dal medico competente del nuovo status è ancora un rebus.

Le attese a viale Trastevere sono di alcune migliaia, un numero che sarebbe tutto sommato sopportabile in quanto a copertura finanziaria in un anno in cui si prevede che le supplenze ordinarie possano arrivare alla cifra record di 200 mila.

Ma chi è il lavoratore fragile?

Non necessariamente chi è avanti negli anni, l’età non c’entra: questa la prima precisazione fatta dalla circolare dell’istruzione dell’11 settembre in base a quanto stabilito da una nota di Salute e ministero del Lavoro.

E già questo dovrebbe scremare di molto le richieste, visto che l’età media dei docenti è alta, in particolare nelle scuole dell’infanzia e primaria.

«La maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate va intesa sempre congiuntamente alla presenza di comorbilità che possono integrare una condizione di maggiore rischio», si legge nella nota.

La procedura

Il lavoratore richiederà al preside di essere sottoposto a visita e fornirà al medico competente, dell’Inail, dell’Asl o dei dipartimenti di medicina legale delle Università, «la documentazione medica relativa alle pregresse patologie diagnosticate, a supporto della valutazione del medico stesso».

Il preside concorderà con il medico la procedura per la visita, che si potrà tenere anche presso apposito locale della scuola.

Il medico, visti i documenti e fatta la visita, esprimerà il giudizio. Tre gli esiti possibili: idoneità, idoneità con prescrizioni, inidoneità temporanea del lavoratore fragile in relazione al contagio.

Nel primo caso il lavoratore sarà reintegrato nelle mansioni del profilo di competenza.

In caso di soggetto idoneo ma da tutelare maggiormente, sarà il medico a dire al dirigente scolastico quali misure aggiuntive adottare.

Come ad esempio usare mascherine FFp2 che sono più protettive o un maggior distanziamento.

Sarà compito del dirigente fornire le mascherine e adeguare gli ambienti di lavoro.

Inidoneità momentanea

C’è poi l’inidoneità momentanea, il vero status di fragilità rispetto al rischio Covid.

Docente e Ata riconosciuti come fragili potranno chiedere di essere utilizzati in altre mansioni; coerenti con il proprio profilo professionale, o anche diverse rispetto al ruolo abituale.

Se non ci saranno disponibilità, o il lavoratore non dovesse farne richiesta, scatterà l’assenza per malattia.

In caso invece di utilizzazione, l’orario di servizio sarà di 36 ore settimanali, precisa l’Istruzione. Le attività possibili variano dal servizio di biblioteca ai supporti didattici ai servizi amministrativi.

Non sarà possibile insegnare invece a distanza. Mentre per i servizi che già lo prevedono si potrà ricorrere anche allo smart working.

Nel caso di inidoneità momentanea assoluta invece non c’è scelta, resta solo la malattia. (Fonte Italiaoggi)

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