Valle Caudina: gli splendidi 99 anni di Arcangelo Bove, leggenda del ciclismo del dopoguerra
La Stella del Sud continua a tagliare traguardi
Valle Caudina: gli splendidi 99 anni di Arcangelo Bove, leggenda del ciclismo del dopoguerra. Il 21 aprile è una data di importanza straordinaria per il mondo del ciclismo. Proprio oggi,infatti, Arcangelo Bove taglia il traguardo dei i 99 anni. Un secolo meno un anno, un’età importante portata con leggerezza, eleganza ed allegria. .
Arcangelo Bove è uno dei pochi superstiti di quel ciclismo eroico degli anni 50 del secolo scorso, Bove, altrimenti detto “la stella del Sud”, incarna un’epoca fatta di strade sterrate, sacrifici immensi e una passione d’altri tempi.
Originario della Valle Caudina, in particolare di Paolisi,l’arzillo 99enne ha corso fianco a fianco con le leggende del dopoguerra, Coppi e Bartali, distinguendosi per tempra e dedizione.
La sua carriera, seppur lontana dai riflettori accecanti dei campionissimi, rappresenta l’anima più autentica delle due ruote, quella dei lottatori che hanno costruito la storia d’Italia sui pedali.
Quando finalmente cominciò a correre, Arcangelo aveva una bicicletta chiamata Nulli che si rompeva in continuazione, facendogli perdere qualsiasi competizione.Alla fine si ruppe anche il telaio e sua madre, donna concreta, gli disse: “questa bicicletta Nulli si chiama e nulla vale!”.
Fu così che il giovane si recò da un ciclista di un paese vicino per farsi prestare la bici,in vista di un’imminente gara, che si sarebbe tenuta di lì a pochi giorni a Casagiove.Questo signore gli disse che non poteva prestargliela, ma che gliel’avrebbe affittataper 1000 lire.
Quando lo raccontò a sua madre, lei gli disse che 1000 lire erano i risparmi che era riuscita a mettere da parte in molto tempo e con molta fatica,quindi gli chiese se sisentisse in forma per affrontare la gara e, a risposta affermativa, gli consegnò ildenaro.
Ebbene, il 16 giugno 1949, a bordo della sua bicicletta affittata con i risparmi di donna Anna, Arcangelo vinse 1000 lire sulla salita di Caizzo, 1000 lire sulla salita de iGradilli e altre 10.000 lire a fine corsa.
La gara successiva, sempre con la bici in affitto, fu a Marina di Minturno. Lì, a un km dall’arrivo, superò Ermanno Fantasia di Terracina, che per trenta km aveva pedalato da solo. Fantasia, ovviamente, ci rimase malissimo.
Arcangelo decise quindi di acquistare la bici e il proprietario gli chiese 20.000 lire;una metà gli fu data subito, l’altra metà gli sarebbe stata consegnata appen apossibile.
Durante la gara successiva a Campobasso, sulla salita del Macerone, Bove rimase da solo con i settentrionali Natale e Delle Monache, arrivando 11 minuti prima diNatale e ritirando il premio di 30.000 lire, vinse tutti gli altri traguardi, e infine vinse anche la corsa, che prevedeva un premio di 50.000 lire per il primo arrivato,guadagnando in tutto tra le 170 e le 180.000 lire.
Negli spogliatoi sentì il napoletano D’Amore che rivolgendosi a Carbone diceva:“dobbiamo stare attenti, questo corre troppo!” e Carbone, che aveva molta esperienza, disse: “ci vorrebbero le sue gambe e il mio cervello, non ne perdereineppure una!”.
Arcangelo era uno scalatore fantastico. Sulla salita di Campeda, durante il Granpremio dellamontagna in Sardegna, cui parteciparono anche Coppi e Bartali, con una fuga di 70 km, vinse tantissimi premi, tra cui una coperta termica “ricamata dalle belle fanciulle di Macomer”.
L’episodio di cui andava più fiero era, però, quello relativo alla corsaall’inseguimento di sette giri all’Arenaccia a Napoli, quando sconfisse Monti equest’ultimo fu schernito da Fausto Coppi che gli disse: “ma non ti vergogni? Ti seifatto battere da un ragazzino!”.(da La stella del sud di Rosetta Bove, tratto da “Racconti Campani 2022”, Historica Edizioni)
Le gambe di acciaio della Stella del Sud hanno macinato chilometri su chilometri. Chi lo ha avuto come avversario non ha mai dimenticato la tenacia di questo ragazzo di Paolisi che correva, come tutti quelli della sua generazione, per sconfiggere la fame e la miseria. Correva per costruire un futuro migliore e la strada non era mai troppo lunga o troppo dura.
Arrivare alla soglia del secolo di vita con lo spirito di un eterno scalatore è sicuramente la vittoria più bella. Auguri, Arcangelo!
Alla Stella del Sud giungano gli auguri più cari anche dalla redazione e dal direttore de Il Caudino.
