Valle Caudina: il bene prezioso delle radici di Alla
Valle Caudina: il bene prezioso delle radici di Alla. Esistono viaggi che cambiano il luogo in cui viviamo, e poi esistono viaggi che rischiano di cambiare chi siamo.
Quando una persona arriva in un nuovo Paese, impara una nuova lingua, incontra nuove abitudini e costruisce nuove relazioni, nasce una domanda silenziosa che raramente trova spazio nei dibattiti sull’integrazione: quanto costa restare sé stessi?
Alla è uno dei giovani più riservati della comunità, non alza mai la voce, non cerca il centro della scena.
Osserva. Ascolta. Custodisce.
E forse proprio per questo la sua storia racconta qualcosa che spesso sfugge agli occhi degli adulti.Dietro ogni percorso di integrazione esiste anche un percorso di conservazione: conservare una lingua, una memoria, un sapore, conservare una parte di sé.
Quando Alla racconta il koshari, il suo piatto preferito, non sta semplicemente parlando di cucina, sta parlando di casa.
Quando cerca la compagnia dei connazionali, non sta rifiutando gli altri. Sta cercando un luogo in cui non debba tradurre continuamente sé stesso.
Quando parla arabo, non sta opponendo resistenza all’Italia,sta proteggendo il suono della propria infanzia.
Forse abbiamo sempre raccontato l’integrazione nel modo sbagliato, come se diventare parte di una comunità significasse necessariamente assomigliare a quella comunità, ma una società matura non chiede alle persone di cancellarsi: chiede loro di partecipare, non di dimenticare, ma di condividere.
Anche il nostro territorio conosce bene il valore delle radici.
Lo conoscono le famiglie che hanno custodito il dialetto, lo conoscono gli emigrati che hanno portato un pezzo d’Irpinia in Germania, in Svizzera o in America. Lo conoscono tutti coloro che hanno scoperto che si può partire senza smettere di appartenere.
Probabilmente, la vera integrazione non consiste nello scegliere tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando, consiste nell’avere il coraggio di essere entrambe le cose.
Alla continua a cercare la propria lingua, i propri sapori, i propri ricordi. E, nel frattempo, prova a costruire qui il proprio futuro, perché le radici non sono il contrario del viaggio, sono ciò che permette di affrontarlo senza perdersi.
Perché, in fondo, tutti, almeno una volta nella vita, si sono chiesti:quanto di me posso cambiare senza smettere di essere me stesso?