Valle Caudina: intercettare il Mediterraneo, la strategia marittima della Via Appia

“Come la ricerca di L.I. Manfredi e G. Mandatori trasforma la 'Regina Viarum' da asse militare a spazio logistico per il controllo dei traffici cartaginesi”

Redazione
Valle Caudina: intercettare il Mediterraneo, la strategia marittima della Via Appia
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Valle Caudina: intercettare il Mediterraneo, la strategia marittima della Via Appia. “Come la ricerca di L.I. Manfredi e G. Mandatori trasforma la ‘Regina Viarum’ da asse militare a spazio logistico per il controllo dei traffici cartaginesi”.

La ricerca di Lorenza-Ilia Manfredi e Gianluca Mandatori, “La Via Appia e il controllo delle reti tirreniche. Roma, Cartagine e la costruzione del corridoio verso la Campania”, riesce a demolire la tradizionale visione storiografica della Via Appia come infrastruttura puramente terrestre e militare.

Propone che l’Appia, nel tratto Roma-Capua, sia stata uno strumento della repubblica romana per “territorializzare” e controllare reti di scambio marittimo-tirreniche preesistenti, dominate da Cartagine e mondo punico.

Il saggio dimostra perfettamente che la Via Appia non era un’isolata infrastruttura del territorio interno della Campania, ma un asse strettamente connesso al mare.

Gli autori non considerano la strada una semplice “via”, ma ne analizzano l’attitudine a intercettare approdi, porti e vie fluviali -come il sistema del Garigliano a Minturnae- e offrono una valida tesi di come un’infrastruttura terrestre potesse servire al controllo di dinamiche marittime.  Spazi marittimi dove le due potenze, Roma e Cartagine, avevano interessi convergenti e concorrenti.

Questa interazione era ben nota già due secoli prima della costruzione dell’Appia (nel 508/509 a.C.), quando Roma aveva appena trasformato la propria forma istituzionale da monarchia a repubblica; gli studiosi si riferiscono qui al primo trattato romano-cartaginese tramandato da Polibio.

I ricercatori rendono così leggibile una strategia in cui, a fronte dell’egemonia marittima di Cartagine che imponeva le proprie regole, Roma perseguiva tutele politiche per le città costiere del Lazio (Ardea, Anzio, Circei, Terracina).

Costruzione del corridoio

Da queste diverse valutazioni storiografiche consegue una scomposizione geografica utile alla “costruzione del corridoio” verso la Campania; viene presentata, infatti, un’analisi in macro-sistemi territoriali in sequenza ‒ Latium Vetus, Lazio meridionale, Golfo di Gaeta ‒ lungo i quali si sviluppa l’avanzata logistica e strategica di Roma; ovvero, verso Capua, tracciata dalla strada e consolidata successivamente dalla fondazione di colonie determinanti per l’espansione territoriale, come Antium, Minturnae e Sinuessa (nel 296 a.C.).

Lo studio è supportato dalla citazione di reperti archeologici (anfore commerciali, ceramiche da mensa e bolli epigrafici) che dimostrano come i territori attraversati dall’Appia fossero pienamente integrati nei circuiti commerciali cartaginesi.

La ricerca di Manfredi e Mandatori proietta anche l’immagine di uno scontro tra due modelli geopolitici classici: Cartagine come potenza talassocratica, che gestisce un impero basato sul dominio delle rotte marittime, dei flussi commerciali e degli scali costieri, e Roma come potenza territoriale.

L’aspetto geopolitico più affascinante dell’Appia è che la “Via” rappresenta lo sforzo di una potenza terrestre di esercitare un potere marittimo senza possedere ancora una flotta egemone.

Piattaforma di terra

Roma utilizza il proprio territorio come una “piattaforma di terra” per intercettare, monitorare e condizionare le rotte costiere; lo spazio liquido del mare viene sottomesso allo spazio territoriale attraverso la militarizzazione e la logistica.

Sul piano teorico e dell’impostazione storica, il testo cattura l’attenzione per il dinamismo dei fatti narrati, come la circolazione mediterranea, la navigazione lungo le rotte tirreniche e i flussi commerciali.

Risulta inoltre di grande interesse per l’analisi delle dinamiche geopolitiche e diplomatiche, delineando chiaramente sfere di influenza, limiti geografici ed espansionismo romano.

Il saggio propone una visione in cui diventano tangibili sia il cambiamento dell’ager Campanus e del Latium, sia la territorializzazione dello spazio attraverso le relazioni, la costruzione del corridoio campano e la fondazione di colonie.

L’analisi è al tempo stesso creativa e innovativa, poiché introduce una vera res nova: l’idea che l’Appia non sia stata solo un asse strategico-militare verso il sud della penisola, ma uno “spazio lineare” logistico per intercettare il traffico marittimo.

Italo Abate

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