Airola: sospeso il sit in di protesta davanti al Csm chiuso da 5 mesi

Il comitato fa sapere che si tratta di un'attesa vigile

Redazione
Airola: sospeso il sit in di protesta davanti al Csm chiuso da 5 mesi

Airola: sospeso il sit in di protesta davanti al Csm chiuso da 5 mesi . Le rivoluzioni gentili, a volte, partono dallo schermo di uno smartphone. È quanto accaduto nella Valle Caudina, dove la mobilitazione per la riapertura del Centro di Salute Mentale (CSM) – chiuso da ormai cinque mesi – ha dimostrato come la cittadinanza attiva possa trasformare l’indignazione in una proposta concreta e ascoltata dalle istituzioni.

​Nelle ultime ore, il Comitato Salute e Ambiente, la Rete Sociale e i promotori della petizione hanno annunciato la sospensione del sit-in di protesta previsto per venerdì 10 luglio presso la vecchia sede.

Una decisione presa “in segno di fiducia” dopo le rassicurazioni formali giunte dal segretario del PD locale, Diego Ruggiero, a seguito di un confronto con la dirigente dell’ASL, Tiziana Spinosa: la sede provvisoria del CSM aprirà nei locali del Comune di Bucciano entro la fine di luglio.

​Ma come si è arrivati a questo risultato? Per capirlo, bisogna fare un passo indietro e ripercorrere le tappe di un diario nato all’interno di un affollato gruppo WhatsApp.

​La scintilla: la sofferenza condivisa in rete

Tutto ha inizio nel silenzio istituzionale che ha fatto seguito alla chiusura del centro di Airola. Cinque mesi di disagi enormi per i pazienti e per le loro famiglie, privati di un punto di riferimento essenziale per la salute e la dignità quotidiana.

È in questo momento di massimo sconforto che prende vita un gruppo WhatsApp: uno spazio digitale nato inizialmente per sfogarsi, scambiarsi informazioni e farsi forza a vicenda tra famiglie che si sentivano improvvisamente abbandonate.

​L’unione fa la forza: l’incontro con il Comitato e la Rete Sociale

La vera svolta avviene quando l’energia spontanea di questa chat si incrocia con l’esperienza e il tessuto associativo del territorio. Il Comitato Salute e Ambiente e la Rete Sociale, realtà già attive e radicate ad Airola, hanno sposato immediatamente la causa, mettendo a disposizione le proprie competenze e la propria struttura per supportare i promotori della chat.

Da questo incontro tra la comunità digitale, il Comitato e la Rete Sociale è nata la strategia: gli smartphone sono serviti per coordinarsi e lanciare una raccolta firme cartacea e digitale. Il risultato è stato straordinario: oltre 400 firme raccolte in pochissimo tempo, un segnale chiaro che il problema riguardava l’intera comunità della Valle Caudina.

​La pressione e la svolta

I promotori, il Comitato e la Rete Sociale, uniti dal coordinamento costante sulla chat, hanno depositato la petizione indirizzandola al Sindaco, al Prefetto e ai vertici dell’ASL. La pressione di questa rete, ormai diventata una voce impossibile da ignorare, ha spinto la politica locale a muoversi con atti formali (come la PEC inviata dal circolo PD) fino ad arrivare all’annuncio dello sblocco della situazione con la soluzione di Bucciano.

​Un’attesa vigile: “Niente più rinvii”

Il sit-in di venerdì è stato congelato, ma l’attenzione resta massima. La chat di WhatsApp che ha unito i cittadini, il Comitato e la Rete Sociale resta attiva per monitorare la situazione giorno dopo giorno. Come sottolineato nell’ultimo comunicato ufficiale diffuso dai promotori, la fiducia concessa alle istituzioni ha una scadenza precisa: la fine di luglio.

Le sofferenze subite finora dalle famiglie sono state troppe, e un ulteriore rinvio dopo l’ennesimo annuncio sarebbe, questa volta, davvero grave e imperdonabile. La comunità ha dimostrato di saper dialogare, ma è pronta a tornare a farsi sentire se le promesse non diventeranno realtà.