Cervinara: Castagna, storia di amore e di fatica

Redazione
Cervinara: Castagna, storia di amore e di fatica

Cervinara. Grande successo per la mostra fotografica: Castagna, storia di amore e di fatica, realizzata da Emanuele La Russa e Giuseppe Lanni.
La mostra fa parte dei tanti eventi della 38esima Sagra della castagna. Di seguito vi proponiamo il testo con il quale il giornalista Peppino Vaccariello ha presentato il lavoro di Emanuele La Russa e Giuseppe Lanni, che con le loro immagini hanno fatto vivere un vero e proprio mondo.

“Non è più il pane dei poveri. Così veniva definita la castagna, in quanto, per secoli è stata una delle fonti primarie di sostentamento per le famiglie delle civiltà contadina. La montagna era una sorta di deposito naturale dove tutti potevano trovare qualcosa da mangiare e legna, sempre di castagno, per riscaldare le povere case, durante i rigidi inverni. E’ stato il pane dei poveri anche per generazioni e generazioni di cervinaresi. Anche chi non possedeva un pezzo di terreno dove poter raccogliere questo frutto straordinario, poteva attingere nei fondi demaniali o passare nei terreni privati, dopo che i proprietari avevano fatto le loro provviste. C’era sempre qualcosa che restava o, in alcuni casi, veniva lasciata proprio per aiutare le famiglie più bisognose a non morire di fame.
La civiltà contadina aveva regole ferree, non scritte, tra le quali spezzare il pane con chi aveva fame. Succedeva la stessa cosa per il grano d’estate, dopo la mietitura. Oggi, la castagna, dopo la grave crisi degli anni scorsi, rappresenta un valido sistema imprenditoriale. Non solo, per tante famiglie, “le gesine” sono una sorta di salvadanaio, con il quale aiutare la loro economia. Ed ancora, per tante persone, soprattutto donne e più giovani, è un modo per impegnarsi nel lavoro, accumulando le cosidette giornate che permettono di accedere ad un welfare sempre più lontano.
La castagna è anche un po’ Cervinara, un prodotto che proietta il nostro paese nell’universo mondo. Eppure, nella seconda decade del terzo millennio, il lavoro tra i “riponi” è rimasto uguale, immutato. Si raccoglie a mano, spesso si aprono i cardi uno per per uno, con le mani che si incalliscono e non sentono più neanche le punture di spillo. Si inizia la mattina presto, quando fa freddo e la brina ricopre la vegetazione e ti penetra nelle ossa. Poi, il sole riscalda, ma per diverse ore si resta chinati. Non c’è altro modo per raccogliere le castagne. Nella maggior parte è fatica di donne, donne di tutte le generazioni. Ci sono delle ragazzine che, forse, usano i soldi della giornata per acquistare qualcosa di bello. Ci sono mamme di famiglia ed anche nonne. E’ un lavoro tosto, ma si fa sui monti, all’aria aperta e si può anche sorridere di soddisfazione.
La mostra fotografica di Emanuele La Russa e Giuseppe Lanni ha il grande merito di ricordarci che cosa è la fatica della raccolta della castagna. La coppia ha seguito, dal mattino presto e sino al termine, diverse giornate di queste lavoratrici. Ha colto lo sforzo fisico, l’impegno, l’abnegazione ed anche diversi sorrisi. Silenziosi, con il loro obiettivo, sono saliti anche sui sentieri più impervi dove sembrerebbe quasi impossibile che possano esserci tracce di colture. Il loro è anche un omaggio a chi riesce a strappare metro per metro alla montagna lo spazio dove poter far nascere i castagni, con i loro frutti. A chi si industria, in modo davvero geniale, per portare il frutto a valle.
Ed inconsapevolmente Giuseppe ed Emanuele, grandi amici, rendono uno straordinario omaggio alle bellezze del Partenio. Ci sono dei loro scatti da guardare in silenzio, perché ti sembra di sentire il vento, i passi tra le foglie, il cinguettio di un uccello, il verso di un animale. Sono foto che esaltano il lavoro, ma sono anche un inno alla bellezza che è scandalosa e sconvolgente tra i sentieri del Partenio. Le foto sono un omaggio alla vera essenza dei cervinaresi, montanari da sempre, che hanno sempre immaginato di poter ammirare il mare dalle cime dei loro monti.
Ecco perche salgono sempre più in alto”.