Cervinara: i cento anni dai lavori di restauro dell’Abbazia di San Gennaro (1926 – 2026)

Purtroppo l'edificio versa in pessime condizioni

Redazione
Cervinara:  i cento anni dai lavori di restauro dell’Abbazia di San Gennaro (1926 – 2026)

Cervinara: i cento anni dai lavori di restauro dell’Abbazia di San Gennaro (1926 – 2026). Nell’anno in corso ricorre il centesimo anniversario dalla conclusione di importanti lavori di restauro della Chiesa Madre, Parrocchiale e Badiale di San Gennaro V. e M. di Cervinara (AV), dal 1991 proclamata anche Santuario Diocesano per il culto alla Vergine Addolorata.

La memoria di questi lavori importanti è anche racchiusa nell’epigrafe “D.O.M. INSTAURATA 1926” posta in alto, al centro dell’Arco Trionfale, elemento architettonico che segna il passaggio dalla navata centrale (spazio riservato all’assemblea), dal presbiterio (lo spazio riservato al clero), dove si trova l’Altare Maggiore e da cui vengono presiedute le celebrazioni liturgiche.

Nell’anno 1926 si conclusero i lavori tenacemente voluti e fatti realizzare dall’abbate parroco Angelico Mancini e che ebbero inizio nel 1920, proprio dalla navata centrale e per cui furono spesi 50.000 Lire; gli stessi proseguirono nel 1924 con la sopraelevazione di circa 2 metri della navata medesima, la creazione della soffitta fatta da travi in ferro e la relativa copertura, opere per le quali furono spense ulteriori 100.000 Lire e che si conclusero appunto nel 1926.

All’epoca l’abbazia era assicurata alla “Società Cattolica di Verona” e si pagava un premio annuo di 58,74 Lire. L’abnegazione dell’abbate Mancini, il contratto assicurativo, l’entusiasmo e il contributo generoso dell’intera Cervinara, ci hanno consegnato una Chiesa Madre più bella, più sicura e più imponente.

Infatti negli anni successivi e fino al 1937 l’abbazia fu arricchita anche da quadri, stucchi e affreschi raffiguranti alcuni santi. Angelico Mancini fu nominato Abate in Cervinara l’11 gennaio del 1920 dal cardinale Ascalesi, arcivescovo metropolita di Benevento.

L’abate Mancini insegnava Teologia morale e diritto canonico a Sant’Agata de’ Goti (BN) e resse l’abbazia per 31 anni, fino al 1951 quando l’11 ottobre morì; il suo corpo riposa nel cimitero di Castelpoto (BN) suo paese di origine.

Le cronache dell’epoca ci raccontano di un pastore zelante, operoso, onesto, umile e grande studioso. Questo centenario 1926 – 2026 possa essere motivo di rinnovata speranza con l’auspicio che si possa mettere mano, oggi come all’ora, all’edificio sacro più rappresentativo della comunità cervinarese e che oggi necessita di lavori urgenti e importanti a tutti i livelli, ad iniziare dalla facciata e dal campanile che sono in condizioni PESSIME.

Sarebbe il modo più onorevole e dignitoso per celebrare questo importante anniversario!

Gesù, nei Vangeli, afferma che “anche una Fede piccola come un granello di senape può spostare le montagne”, ebbene, l’esempio dell’abbate Angelico Mancini e dei nostri Avi ci dimostra anche come la forza della VOLONTA’ può superare ogni difficoltà o avversità.

Tutti uniti, da chi ha più responsabilità fino a noi fedeli e cittadini, ridiamo onore alla storia e alla bellezza dei nostri gioielli di famiglia. Ci sia un sussulto di coscienza e orgoglio da parte di tutte le parti in causa. AMEN!

Antonio Raucci