Il Campus che sta cambiando il concetto di inclusione in Valle Caudina

Il campus esclusivo di Rossana Casale sta ottenendo un successo crescente

Redazione
Il Campus che sta cambiando il concetto di inclusione in Valle Caudina

Il Campus che sta cambiando il concetto di inclusione in Valle Caudina. Intervista a Rossana Casale, fondatrice di RELÈ ELASAC Inclusive Experience IMPRESA SOCIALE ETS e responsabile dell’Opportunity Center Airola con Fondazione Cultura e Innovazione ETS

In una Valle Caudina che spesso racconta le proprie difficoltà, c’è una realtà che sta provando a raccontare una storia diversa.

È quella del Campus Inclusivo promosso da RELÈ ELASAC Inclusive Experience e Opportunity Center Airola, una delle prime esperienze territoriali ad aver accolto nello stesso contesto bambini neurotipici e bambini neurodivergenti, con particolare attenzione ai disturbi dello spettro autistico e alla collaborazione attiva con terapisti ed educatori.

A guidare il progetto è Rossana Casale, professionista che da anni opera nel settore dell’inclusione sociale, della formazione e della progettazione educativa.

Dottoressa Casale, il campus sta registrando una partecipazione importante. Se lo aspettava?

“Sinceramente speravo che il messaggio arrivasse, ma non immaginavo una risposta così forte. Credo che le famiglie abbiano compreso che non stiamo offrendo semplicemente un servizio estivo. Stiamo provando a costruire una comunità educativa.”

Che cosa rende diverso questo campus?

“La normalità. Può sembrare una risposta strana, ma è proprio così. Qui non esistono bambini da una parte e bambini dall’altra. Non esistono etichette. Esistono bambini che giocano, imparano, litigano, ridono, crescono e scoprono il mondo insieme. Abbiamo accolto diverse neurodiversità, con particolare attenzione ai bambini con autismo, e abbiamo aperto le porte anche ai loro terapisti perché crediamo profondamente nella continuità educativa e nella collaborazione tra famiglia, professionisti e territorio.”

Da dove nasce questa visione?

“Nasce dalla mia storia personale e professionale. Da anni lavoro nel campo dell’inclusione sociale, della formazione e delle fragilità. Ho operato in progetti dedicati alle persone con disabilità, alla povertà educativa, ai giovani a rischio di esclusione sociale, ai percorsi di empowerment e inserimento lavorativo. Ho approfondito l’Analisi Applicata del Comportamento e l’autismo e ho sempre creduto che il problema non siano le persone considerate diverse, ma i contesti incapaci di accoglierle.”

Lei è stata anche ideatrice dell’Inclusive Fest. Che legame c’è tra quell’esperienza e il campus?

“Lo stesso sogno. Inclusive Fest è nato per dimostrare che l’inclusione non è una parola da convegno ma un’esperienza concreta. Per due edizioni abbiamo portato insieme associazioni, famiglie, persone con disabilità, laboratori sensoriali, cultura e solidarietà. Oggi quel percorso continua in forma diversa, ma con la stessa anima.”

Qual è il risultato più importante ottenuto finora?

“Vedere bambini che non si conoscevano diventare amici. Vedere famiglie sentirsi accolte. Vedere genitori che, per la prima volta, non devono spiegare continuamente le difficoltà dei propri figli perché si trovano in un ambiente che comprende e accoglie. Questa è la vittoria più grande.”

Molti pensano che l’Opportunity Center si occupi soltanto di bambini. È davvero così?

“Assolutamente no. I bambini rappresentano soltanto una parte di una visione molto più ampia. L’Opportunity Center nasce per accompagnare le persone lungo tutto il loro percorso di vita. Dall’infanzia all’età adulta.

Dal gioco alla formazione. Dalla scuola al lavoro. Nei prossimi mesi lavoreremo su doposcuola specialistico, sostegno alla genitorialità, laboratori creativi, robotica educativa, coding, STEM, competenze digitali, formazione professionale, orientamento, inclusione sociale, accompagnamento al lavoro e progettazione territoriale. Vogliamo creare un luogo dove una persona possa entrare da bambina e continuare a trovare opportunità durante tutte le fasi della propria crescita.”

Qual è il sogno oggi?

Rossana Casale sorride.

“Che tra qualche anno nessuno debba più parlare di inclusione come qualcosa di straordinario. Perché sarà diventata normalità. Se il Campus Inclusivo sta funzionando così bene è perché le famiglie stanno dimostrando una cosa bellissima: la società è molto più pronta all’inclusione di quanto spesso immaginiamo.

Noi abbiamo semplicemente aperto una porta. Le persone hanno scelto di attraversarla.”

E forse è proprio questa la notizia più importante.

In un tempo in cui spesso si parla di divisioni, paure e differenze, in Valle Caudina c’è un campus che ogni giorno dimostra che la convivenza, l’accoglienza e la valorizzazione delle diversità non sono un’utopia.

Sono una realtà. E per molti bambini stanno già diventando un modo nuovo di crescere insieme.