Cultura

Interferenze/Liminaria un festival internazionale nel cuore della Valle Caudina

Interferenze/Liminaria un festival internazionale nel cuore della Valle Caudina

Interferenze/Liminaria un festival internazionale del cuore della Valle Caudina. Interferenze/Liminaria è un festival di arti nuove che parte dalla Valle Caudina ed ha un respiro internazionale. Il Caudino ha intervistato il professore Leandro Pisano ideatore e direttore artistico. 

L’intervista  

1) Che cos’è Interferenze / Liminaria e qual è l’obiettivo del festival?

Interferenze è un festival internazionale di arti, nuove tecnologie e culture rurali che è stato fondato a San Martino Valle Caudina nel 2003.

Alcune tra le edizioni successive si sono svolte a Tokyo in Giappone, a Bisaccia in Alta Irpinia e a Tufo. Interferenze torna dopo sedici anni a San Martino Valle Caudina e si propone di aprire uno spazio critico di riflessione sui cambiamenti dei territori rurali negli ultimi decenni e sulle narrazioni che di queste aree vengono costruite dalle culture metropolitane.

Ospiti internazionali

Attraverso una serie di performance live, workshop, seminari e talk con ospiti provenienti da Giappone, Norvegia, Spagna, Grecia, Portogallo, Francia e Germania cercheremo di immaginare come potrà articolarsi la ruralità del futuro nelle sue complesse sfide legate all’energia, che quest’anno è il tema dell’intero evento, ragionando di comunità energetiche, di impatto delle politiche di governance nelle aree interne aprendoci anche al contesto extraeuropeo (Giappone) e di possibili modelli di autosostenibilità per le piccole comunità. 

2) La kermesse accoglierà artisti italiani e internazionali. Qual è il filo conduttore che lega esperienze culturali apparentemente così distanti?

Una delle caratteristiche strutturali dei nostri progetti, sia il festival Interferenze che la residenza artistica Liminaria, che tra l’altro si fondono per la prima volta quest’anno nell’evento di San Martino Valle Caudina, è sempre stata quella di lavorare in intersezione tra livelli territoriali diversi: quello delle comunità locali, quello delle reti nazionali – siamo tra i membri fondatori della prima associazione nazionale delle residenze d’artista STARE – che quello internazionale.

Negli ultimi diciotto anni siamo stati parte di eventi, festival, reti e collaborazioni in diverse parti del globo: dal Brasile all’Australia, dalla Norvegia al Cile, dalla Corea del Sud alla Nuova Zelanda.

Credo che affrontare le tematiche relative allo studio e alla ricerca nelle aree rurali attraverso una chiave di lettura che mette a confronto culture così diverse sia un aspetto imprescindibile, anche per comprendere le trasformazioni che i modelli globali hanno apportato alle geografie, ai territori, alle culture in queste aree.   

3) Qual è il beneficio che questo tipo di eventi porta alle aree interne, in questo caso al Sannio e all’Irpinia?

Quella dell’impatto di progetti come Interferenze o Liminaria è una questione assai complessa, perché anzitutto legata alla definizione, o meglio alla ridefinizione, di indicatori di misurazione che non possono essere applicati in accordo a descrittori o tabelle costruite su una scala meramente quantitativa.

Se ci viene chiesto di raggiungere un pubblico assai ampio, di attivare processi di incoming turistico, di avere un impatto radicale sull’economia dei luoghi, credo che le questioni siano poste a monte in maniera errata.

Il nostro “pubblico” coincide con le comunità locali e questo tipo di lavoro crea risonanze, attraverso le idee che lascia nelle persone, nella possibilità di riguardare con altri occhi (o riascoltare con “altre” orecchie) i propri luoghi, nell’attenzione estrema a ciò che è invisibile, anche rispetto alle “comunità” non-umane comprese in questi territori.

Esistono poi ricadute visibili, penso anzitutto alla definizione di un humus culturale comunitario da cui nascono in tempi successivi e secondo dinamiche imprevedibili altri progetti, come è avvenuto in territori dove abbiamo operato come il Fortore beneventano. 

4) In che modo i contenuti portati da Interferenze / Liminaria possono essere compresi anche da chi non è un intenditore di arte e ricerca sonora?

Credo che uno degli aspetti che ha contribuito al successo del nostro festival in passato sia stata l’atmosfera della quale è possibile fare esperienza di eventi di questo tipo, in cui si creano spazi di ibridazione e fusione tra elementi differenti.

I ritmi e gli spazi sonori dilatati delle performance di ricerca legate alla musica elettronica, le ambientazioni dei centri storici o degli spazi naturalistici dei nostri paesi, l’incontro tra tipi di pubblico differente e gli abitanti dei luoghi.

L’imprevisto e la bellezza dell’arte

In generale, la ricombinazione di elementi paesaggistici, monumentali, umani e relazionali già esistenti nei nostri territori, riconfigurati attraverso gli sguardi e l’intervento di artisti di provenienza differente hanno reso e rendono i luoghi del festival un contesto nel quale si realizza l’imprevisto e in questa imprevedibilità sta tutta la bellezza dell’arte e la possibilità di rendere, appunto, il territorio rurale un (nuovo) medium che mette in connessione persone creando un flusso di idee, corpi e culture che arricchisce tutti coloro che partecipano a questo scambio.


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