Le riflessioni del professore Sguera sulle indicazioni per storia e filosofia
Le riflessioni del professore Sguera sulle indicazioni per storia e filosofia. Mi permetto di intervenire sulla discussione in atto relativa alle Indicazioni che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha inviato alle scuole perché fossero discusse prima di essere varate in maniera definitiva.
L’argomento è vasto e proverò a essere schematico, ma non manicheo, facendo rilevare luci e ombre, rischi e potenzialità.
Le precedenti “Indicazioni”, varate dal Berlusconi quater con ministra Gelmini, segnarono una svolta importante: si chiudeva finalmente con il feticcio dei “Programmi”, conferendo al docente una grande libertà di progettazione. Io personalmente le ho abitate bene, dismettendo un po’ alla volta l’uso del “manuale” (altro feticcio), attirandomi anche qualche ostilità. Pazienza.
Le proposte 2026 non rappresentano una semplice revisione tecnica, ma un cambio di impostazione culturale e didattica. Si passa da un impianto prevalentemente centrato sulle “competenze” a un ritorno forte della trasmissione culturale, della centralità dei contenuti, dei testi e della tradizione storica occidentale.
La storia politica viene esplicitamente riaffermata come asse portante dell’insegnamento, contro una frammentazione dispersiva in microtemi e specialismi. Parallelamente si insiste sulla necessità di evitare il nozionismo: meno accumulo, più profondità, più interpretazione, più capacità di argomentare.
In filosofia emerge una novità molto interessante: accanto al tradizionale percorso storico-diacronico viene finalmente riconosciuta dignità anche a un approccio tematico, per problemi e nuclei concettuali. Inoltre compare l’esplicito invito a inserire nel percorso figure femminili spesso marginalizzate — da Ipazia a Simone Weil. Non è una rivoluzione del canone, che resta classico e occidentale, ma è comunque un segnale significativo.
Molto importante anche l’introduzione dell’intelligenza artificiale nella riflessione didattica, non solo come strumento tecnico ma come oggetto critico di discussione. In storia, ad esempio, le “Indicazioni” valorizzano persino l’uso della storia controfattuale — pratica che considero assai feconda se usata con rigore — per comprendere meglio il rapporto tra causalità, contingenza e processi storici, sottraendo gli studenti a ogni visione deterministica del passato.
Nel complesso, il documento tenta di restituire al liceo una funzione culturale forte e meno burocratico-procedurale rispetto agli ultimi decenni. Naturalmente ciò apre anche interrogativi e rischi, perché ogni ritorno alla “tradizione” può facilmente scivolare in irrigidimenti identitari o in selezioni ideologiche del canone.
Pur essendo lontanissimo da questo governo, e pur vedendo in filigrana quell’operazione che alcuni critici — tra cui Massimo Cacciari — definiscono tentativo di “egemonia culturale”, ho apprezzato le parole pacate di Loredana Perla, presidente della Commissione, quando ricorda che le “Indicazioni” sono appunto indicative e lasciano ampia libertà al docente.
E qui colgo soprattutto, per la filosofia, un nuovo spazio di libertà da occupare: nelle Indicazioni del 2010 si stabilivano autori e correnti obbligatorie; oggi invece si propongono elenchi specificando che si tratta di “esempi”. Bene. Invito i miei colleghi a essere “furiosi” e creativi.
Le due critiche più severe.
Per la storia: non aver avuto il coraggio di far partire l’ultimo anno dal secondo dopoguerra, così da consentire una conoscenza reale della seconda parte del XX secolo e arrivare almeno agli anni Dieci del XXI.
Per la filosofia: non aver avuto il coraggio di indicare, tra gli esempi, autori della seconda metà del Novecento o del nuovo millennio. Anche qui servirà coraggio individuale.
Riflessione conclusiva, un po’ amara: le “Indicazioni” saranno una manna per le case editrici. E saranno loro, purtroppo, a decidere in larga parte cosa e come si insegneranno storia e filosofia nei prossimi anni. Perché nel corpo docente c’è spesso una forma di rassegnazione.
Delle derive della scuola sto scrivendo sul mio blog: https://nicolasguera.blogspot.com/
C’è sempre, però, un residuo di speranza. Io abiterò il mio ultimo decennio da insegnante continuando a incunearmi negli interstizi del sistema. Fallirò, come sempre. Riproverò. Fallirò meglio. Da bravo interista.