Valle Caudina: allarme rosso per l’agricoltura dopo il rogo di Airola

Il blocco della raccolta rischia di presentare un conto pesantissimo

Redazione
Valle Caudina: allarme rosso per l’agricoltura dopo il rogo di Airola

Valle Caudina: allarme rosso per l’agricoltura dopo il rogo di Airola. Settembre è il mese decisivo per uva, nocciole, castagne, olive e numerosi ortaggi. Le misure precauzionali sono necessarie per tutelare la salute, ma ora servono analisi rapide e una delimitazione puntuale delle aree interessate.

Per le aziende agricole anche pochi giorni possono fare la differenza tra salvare e perdere il raccolto.

L’incendio di Airola rischia di lasciare alla Valle Caudina un conto che va ben oltre l’emergenza ambientale. Con il passare dei giorni cresce infatti la preoccupazione per le conseguenze economiche delle restrizioni che interessano le produzioni agricole in diversi comuni del territorio.

La tutela della salute viene prima di tutto. Le prescrizioni adottate dalle autorità sanitarie e dai sindaci rappresentano una necessaria misura di precauzione in attesa di conoscere con certezza l’eventuale ricaduta degli inquinanti su terreni, colture, foraggi e alimenti.

Ma c’è un problema che diventa ogni giorno più urgente: l’agricoltura non può fermare il calendario della natura.

Settembre è uno dei mesi più importanti dell’anno per l’economia agricola della Valle Caudina. È tempo di vendemmia, di raccolta delle nocciole e dei prodotti orticoli, mentre comincia ad avvicinarsi il momento decisivo per le castagne e le olive

Produzioni che hanno finestre di raccolta precise e spesso molto brevi.

L’uva lasciata troppo a lungo sulla pianta può perdere le caratteristiche qualitative necessarie alla vinificazione e diventare più vulnerabile alle condizioni meteorologiche e ai marciumi.

Nocciole e castagne, una volta raggiunta la maturazione, cadono naturalmente al suolo e devono essere raccolte tempestivamente.

Anche per le olive il fattore tempo è determinante. La scelta del momento della raccolta incide sulla resa, sulla qualità dell’olio e sulle sue caratteristiche organolettiche. Se le limitazioni dovessero protrarsi nelle prossime settimane, il problema potrebbe quindi trasferirsi direttamente alla campagna olivicola, coinvolgendo non soltanto gli agricoltori ma anche frantoi e operatori dell’intera filiera dell’olio.

Per molti ortaggi, invece, possono bastare pochi giorni per passare dalla piena maturazione commerciale a un prodotto difficilmente vendibile.

Una settimana di blocco, quindi, non significa semplicemente rinviare di sette giorni il lavoro. Può significare perdere una parte del raccolto.

E dietro ogni ettaro ci sono mesi di lavoro e costi già sostenuti: potatura, concimazione, trattamenti, irrigazione, carburante, manodopera. Se alla fine del ciclo produttivo l’agricoltore non può raccogliere o commercializzare, gran parte di quei costi rimane comunque sulle sue spalle.

Per un’azienda di diversi ettari il danno può rapidamente raggiungere decine di migliaia di euro. Se il fenomeno interessa contemporaneamente numerose imprese, il problema non è più soltanto aziendale ma diventa economico e sociale per l’intera Valle Caudina.

A questo si aggiungono le conseguenze indirette: contratti di fornitura che rischiano di non essere rispettati, perdita di clienti, costi per eventuali smaltimenti, difficoltà per gli allevamenti che non possono utilizzare foraggi esposti e possibili ripercussioni sulle successive fasi della filiera.

Per questo la parola d’ordine adesso deve essere rapidità.

Le analisi su terreni, vegetali, foraggi e prodotti alimentari devono avere tempi compatibili non soltanto con le esigenze dei laboratori, ma anche, per quanto possibile, con quelle delle produzioni agricole.

Occorre soprattutto evitare che un’intera area rimanga sottoposta a restrizioni più a lungo del necessario.

Il rilevamento di inquinanti nell’aria è un segnale che richiede la massima attenzione, ma non significa automaticamente che ogni fondo agricolo e ogni prodotto della Valle Caudina siano contaminati.

Servono quindi campionamenti capillari e una mappatura precisa: dove le analisi confermano un rischio, le restrizioni devono rimanere; dove invece i risultati escludono la contaminazione, bisogna consentire alle aziende di tornare a raccogliere nel più breve tempo possibile.

Priorità assoluta dovrebbe essere assegnata proprio alle colture che stanno raggiungendo in questi giorni la maturazione.

Parallelamente bisogna cominciare subito a parlare di ristori.

Le aziende interessate dovrebbero documentare fin da ora superfici coltivate, particelle catastali, produzioni presenti, quantità prossime alla raccolta, fotografie, rese degli anni precedenti, prezzi di mercato, contratti già sottoscritti e ogni altro elemento utile a dimostrare l’eventuale perdita economica.

Regione Campania e istituzioni competenti dovranno poi individuare strumenti adeguati per sostenere chi avrà subito danni, ferme restando l’individuazione delle responsabilità dell’incendio e le eventuali azioni risarcitorie.

C’è infatti un principio che non può essere dimenticato: gli agricoltori devono rispettare le prescrizioni adottate per proteggere la salute di tutti, ma non possono essere lasciati soli a sopportarne le conseguenze economiche.

La Valle Caudina ha bisogno di sicurezza, ma anche di risposte rapide.

Perché per un laboratorio quindici giorni possono rappresentare il tempo necessario per completare un’indagine. Per un agricoltore, gli stessi quindici giorni possono rappresentare un intero raccolto perduto.

Francesco Sorrentino