Valle Caudina: sette assoluzioni per un processo di inosservanza della misura di sicurezza
L'accusa aveva chiesto condanne sino ad
Valle Caudina: sette assoluzioni per un processo di inosservanza della misura di sicurezza. Si è concluso con un’assoluzione piena per tutti gli imputati il processo nato dall’operazione coordinata dalla procura sulla presunta inosservanza della misura di sicurezza della casa lavoro.
Una vicenda giudiziaria che, sin dalle prime fasi investigative, aveva attirato forte attenzione sul territorio, anche per il sequestro di sostanze stupefacenti e di un’arma clandestina nel corso delle attività di polizia giudiziaria. Sul banco degli imputati erano finite sette persone: sei residenti a San Martino Valle Caudina e una a Rotondi, tutte chiamate a rispondere del reato di procurata inosservanza della misura di sicurezza.
Gli imputati erano assistiti e difesi dagli avvocati Francesco Perone e Giovanni Adamo del Foro di Avellino. Secondo l’impostazione accusatoria, gli indagati avrebbero favorito o comunque consentito la violazione delle prescrizioni imposte nell’ambito del regime della casa lavoro, agevolando di fatto la mancata osservanza delle misure disposte dall’autorità giudiziaria.
In particolare, secondo la pubblica accusa, sarebbe stata favorita l’inosservanza della misura di sicurezza nei confronti di un noto pluripregiudicato di Rotondi.
Nel corso del dibattimento, la pubblica accusa ha ribadito la propria ricostruzione dei fatti, sostenendo la sussistenza di elementi idonei a fondare la responsabilità penale degli imputati. Al termine della requisitoria, il pubblico ministero aveva infatti chiesto condanne fino ad 1 anno e 8 mesi di reclusione per ciascuno degli imputati, confermando integralmente l’impianto accusatorio emerso nella fase delle indagini. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Avellino, in composizione monocratica, dalla dott.ssa Sonia Matarazzo, che ha disposto l’assoluzione di tutti gli imputati con formula piena. La decisione ha determinato il definitivo venir meno dell’impianto accusatorio.
Nel corso del processo, però, la linea difensiva si è concentrata su più profili ritenuti decisivi. Il primo riguarda la mancata notifica dell’ordinanza applicativa della misura di sicurezza: secondo le difese, gli imputati non sarebbero mai stati formalmente messi a conoscenza dell’esistenza del provvedimento né delle prescrizioni ad esso collegate. In assenza di tale notifica, è stato sostenuto, non poteva ritenersi integrato alcun obbligo giuridicamente conoscibile.
Il secondo punto centrale della strategia difensiva ha riguardato l’assenza dell’elemento soggettivo del reato. In particolare, è stata esclusa la sussistenza del dolo, proprio in ragione della mancata conoscenza del provvedimento e quindi dell’impossibilità per gli imputati di violarne consapevolmente le prescrizioni. Il Tribunale ha ritenuto tali argomentazioni decisive, accogliendo di fatto l’impostazione difensiva: senza la prova della regolare notificazione dell’ordinanza e della piena consapevolezza delle prescrizioni, è venuto meno il presupposto essenziale per la configurabilità del reato contestato.
Un ulteriore elemento emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale riguarda il quadro investigativo complessivo: pur a fronte di un’operazione inizialmente significativa, che aveva portato al sequestro di sostanze stupefacenti e di un’arma clandestina, tali elementi non sono stati ritenuti sufficienti a sostenere il capo d’imputazione relativo esclusivamente alla violazione della misura di sicurezza.
A margine della sentenza, i difensori Francesco Perone e Giovanni Adamo hanno espresso piena soddisfazione per l’esito del procedimento, definendo la decisione del Tribunale coerente con le tesi difensive e pienamente condivisibile, in quanto confermativa della mancanza dei presupposti giuridici dell’accusa.
La vicenda si chiude così con una sentenza di assoluzione totale, che segna una netta cesura rispetto alle originarie ipotesi accusatorie e che chiude un procedimento che aveva suscitato notevole attenzione anche per la sua portata investigativa e mediatica.