Chi e perchè vuol far fallire l’Alto Calore ?

Redazione
Chi e perchè vuol far fallire l’Alto Calore ?
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Chi e perchè vuol far fallire l’Alto Calore? Le Rappresentanze Sindacali Unitarie di Alto Calore Servizi S.p.A. partecipano alle SS.LL. la forte preoccupazione per l’attuale stato di crisi generale, che condiziona inevitabilmente anche la Società ACS e mette a rischio la sopravvivenza di una realtà storica del territorio irpino-sannita, oltre a porre seri e fondati dubbi sul mantenimento tanto del servizio pubblico alle popolazioni quanto dei livelli occupazionali di circa 350 famiglie.

Tempesta perfetta

La tempesta perfetta sembra essersi abbattuta sull’Azienda, tempesta che, tra l’altro, ha trovato ampie sponde istituzionali che hanno finito per ingigantire un problema già di per sé estremamente complesso.

L’istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica di Avellino nello scorso mese di settembre è giunta in un momento in cui ACS S.p.A. stava ponendo in essere una serie di iniziative finalizzate al recupero della competitività e alla riduzione del debito, della presentazione di progetti di miglioramento funzionale delle reti pubbliche (oramai necessitarie per vetustà infrastrutturali ineludibili), nonostante le difficoltà connesse alla pandemia che ha generato una contrazione degli incassi.

Nonostante che gli utenti pagassero meno, ACS era riuscita a migliorare i propri conti e si intravedeva una strada verso l’effettivo risanamento, anche attraverso sacrifici e impegno da parte dei dipendenti.

La procedura di fallimento, ancora pendente in attesa delle decisioni della Corte di Cassazione, rappresenta un’ipoteca gravissima per il futuro della Società e dei suoi lavoratori.

A ciò, però, va aggiunto che, malgrado gli appelli rivolti da parte dell’Amministrazione e le tante prese di posizione, solo a parole, a favore di Alto Calore, nessuna istituzione ha fatto un gesto concreto per aiutare la Società.

Anzi!

L’EIC aveva deliberato nello scorso mese di luglio l’avvio della procedura per l’individuazione del gestore del servizio idrico per il Distretto Calore Irpino, che deve essere esclusivamente pubblico ma, allo stato, nessun passo in avanti è stato fatto.

Si potrebbe dire che, sfruttando la notizia della domanda di fallimento, l’Ente Idrico Campano abbia quasi avuto piacere di non dover prendere una decisione!

Alto Calore, dal canto suo, non è stata ferma e ha reiterato la richiesta, argomentandola in maniera puntuale, di affidamento o, almeno, della salvaguardia della gestione, ricevendo una serie di risposte da parte dell’EIC assolutamente inconcludenti e, apparentemente, votate ad allungare i tempi, allo scopo di non prendere alcuna risoluzione.

Sembra quasi che l’EIC voglia deliberatamente evitare di dare indicazioni fino al prossimo mese di luglio quando la normativa vigente imporrà, in caso di mancato affidamento, il passaggio al gestore unico che, al momento, nessuno può sapere chi sarà.

E’ assurdo che un ente costituito proprio per questo scopo, non faccia il proprio dovere e lasci una società come Alto Calore in uno stato di incertezza che, nella particolare condizione vissuta, è un danno gravissimo e può avere effetti potenzialmente “letali”.

Allo stesso modo anche la Regione Campania sembra sorda a ogni richiesta di aiuto che proviene dalla Società mentre, in altre occasioni e per altre realtà, ha agito immediatamente, dando disponibilità ed erogando fondi. E quali fondi!

Risanamento aziendale

Nel 2018, proprio la Regione era una parte importante del progetto di risanamento aziendale approvato dai Sindaci Soci, dovendo finanziare progetti per € 60.000.000, diventati nel frattempo € 54.000.000 per soddisfare esigenze di altri territori e provvedendo al distacco di 100 dipendenti di ACS presso un consorzio che avrebbe gestito i lavori. Non ci crediamo!

Queste le previsioni ma la realtà è stata ben diversa: a oggi, ossia nel marzo 2022 e, quindi, a distanza di quasi 4 anni, la Regione ha finanziato i primi tre progetti per soli € 5.000.000 e il distacco del personale è rimasta una pia intenzione, se non una fantasia.

I più volte richiesti interventi ai massimi vertici regionali affinché la situazione di ACS venisse affrontata e risolta, immaginando forme di cooperazione, di contribuzione, di finanziamento non hanno avuto alcun esito e l’unica risposta che sembra arrivare è la possibilità di dividere l’ambito Calore Irpino in due sotto ambiti, uno per la provincia di Avellino e l’altro per la provincia di Benevento, come se fosse la panacea di tutti i mali.

In questo contesto sono, poi, arrivati i rincari energetici che hanno letteralmente messo in ginocchio ACS: la bolletta elettrica della Società è passata da € 13.500.000 nell’anno 2021 a quasi € 22.000.000 nel 2022. E gli aumenti hanno riguardato solo l’ultimo trimestre dello scorso anno!

Le prospettive sono funeste, atteso che la spesa per energia elettrica potrebbe toccare almeno quota € 30.000.000 nel 2022.

In un quadro già particolarmente difficile, questo dato è assolutamente drammatico, laddove si consideri che circa l’85% dell’acqua distribuita alla popolazione è sottoposta a sollevamenti che impongono una spesa energetica che non può essere eliminata.

Se Alto Calore decidesse di risparmiare energia elettrica, non arriverebbe l’acqua nelle case della gente.

Rispetto a questa situazione assolutamente drammatica, tanto l’EIC quanto la Regione Campania non hanno mosso un dito! E pensare che le reti di adduzione, quelle che producono i maggiori costi energetici, sono di proprietà regionale.

L’idea che questa RSU si è formata è che ci sia un disegno chiaro che porta la gestione dell’acqua in Irpinia e nel Sannio verso il privato, negando in tal modo gli esiti referendari, la stessa legge regionale della Campania che prevede espressamente la gestione pubblica e la recente decisione dell’Ambito Calore Irpino che si era anch’esso espresso per una gestione interamente pubblico.

Far fallire l’Alto Calore

Se l’intenzione della Regione Campania e del suo braccio operativo, l’EIC, è quella di far fallire Alto Calore per aprire la strada a qualche operatore privato che entrerà nel nostro territorio con un investimento minimo, quasi un regalo, va detto chiaramente!

Se l’intenzione è consentire che sull’acqua, bene primario, la Regione Campania e l’EIC facciano speculazioni, favorendo, appunto, l’ingresso dei privati, nascondendosi dietro il fallimento provocato di Alto Calore, bisogna avere il coraggio e la forza di dichiararlo, sapendo a cosa si va incontro.

Se, invece, non si vuole il fallimento di Alto Calore, la Regione Campania e l’EIC hanno gli strumenti per dare un contributo: la Regione Campania può iniziare a finanziare i progetti per i quali aveva promesso l’erogazione di fondi e che, invece, giacciono in qualche cassetto perché nessun aiuto va dato all’Azienda oppure dare un contributo economico, trovando, come in altre occasioni, un modo mentre l’EIC, invece di agevolare la bocciatura di progetti di elevato valore tecnico presentati da Alto Calore, come accaduto nei giorni scorsi, deve procedere con l’affidamento del servizio idrico, senza inventare scuse e costruire motivi per ritardare una decisione sacrosanta!

La Società a breve presenterà un bilancio che, nonostante le tante difficoltà, contiene elementi fortemente positivi, con un aumento di ricavi per circa € 10.000.000, grazie al lavoro fatto sul tema letture e sul recupero crediti, nonostante gli aumenti nel settore energetico.

L’acqua nelle mani dei privati

Se non ci fosse stato proprio questo spropositato incremento della bolletta elettrica, a questo punto, la Società avrebbe già potuto bilanciare i costi con le entrate e la strada del risanamento sarebbe stata già ampiamente intrapresa.

Ciò a ulteriore riprova dell’impegno profuso dall’Azienda, in ogni sua componente.

I cittadini devono sapere che Alto Calore sta facendo tutto quanto nelle proprie possibilità per riprendersi e scongiurare il fallimento ma va allo stesso modo chiarito che se tutte le istituzioni hanno deciso che Alto Calore deve sparire, nulla potrà essere fatto e inevitabilmente la gestione dell’acqua nelle province di Avellino e Benevento andrà ai privati, con tutti i danni che questa decisione comporta.