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Attualità

Valle Caudina: in prigione per tentato omicidio finisce ai domiciliari

di  Il Caudino  -  3 Luglio 2020

Valle Caudina: in prigione per tentato omicidio finisce ai domiciliari. Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa relativo ad un fatto di cronaca relativo alla Valle.

Nel tardo pomeriggio di oggi, in accoglimento della istanza di scarcerazione avanzata dal suo legale di fiducia, l’avv. Valeria Verrusio del Foro di Avellino. Il Tribunale di Avellino ha disposto la sostituzione della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari per il noto pregiudicato 31enne di San Martino Valle Caudina.

Primo grado

Solo poche settimane orsono, si era concluso il primo grado del delicato processo per tentato omicidio che vedeva alla sbarra (con a carico gravi precedenti penali e già condannato per rapina ed evasione), il giovane irpino. L’uomo è ritenuto responsabile dei reati di porto e detenzione di armi in luogo pubblico, tentato omicidio e  lesioni aggravate .

La sentenza emessa dal Collegio del Tribunale di Avellino, aveva riqualificato il reato di tentato omicidio aggravato, tesi fortemente sostenuta dagli inquirenti, nel più mite reato di lesioni personali aggravate dall’uso di armi.

I fatti

Come si ricorderà, i fatti risalgono alla sera del 13 ottobre 2018 allorquando, nei comuni di Cervinara e San Martino V.C., a distanza di pochi minuti, si erano verificati due gravi fatti di sangue, entrambi commessi con una pistola calibro 9.

Le serrate indagini compiute dai militari dell’Arma, soprattutto attraverso l’acquisizione di informazioni e la visione delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza del comune di San Martino V. C., consentivano la rapida identificazione dei presunti responsabili.

Interrogatorio

All’esito dell’interrogatorio di convalida, il Gip del Tribunale di Avellino, in accoglimento delle tesi sostenute dal difensore del D.M.,G., la penalista Valeria Verrusio, aveva disposto la non convalida del fermo di D.M.G., all’epoca unico indagato accusato di tentato omicidio ai danni di un giovane del luogo. Il Gip, infatti, pur riconoscendo la indiscutibile gravità dell’evento delittuoso, tanto da disporne la custodia cautelare in carcere, riqualificava il fatto come lesioni aggravate.

Sviluppi

I successivi sviluppi investigativi, in particolare gli esiti della consulenza  balistica voluta dalla Procura della Repubblica di Avellino, avevano permesso di individuare concordanti elementi di reità in ordine al  ben più grave titolo di tentato omicidio nei confronti degli indagati.La procura avellinese, dunque, chiedeva la emissione a carico del D.M.G., di una nuova misura cautelare in carcere per tentato omicidio.

Richiesta che, questa seconda volta, veniva accolta dal Gip avellinese proprio alla luce dei nuovi elementi raccolti dall’accusa.
Anche il nuovo provvedimento cautelare era stato impugnato dall’avv. Verrusio, questa volta innanzi  al Tribunale dei Riesame di Napoli.

Pure in questa seconda occasione, il Tribunale partenopeo, sposando le ulteriori argomentazioni fornite dalla difesa del D.M.G., aveva derubricato il fatto nel reato di lesioni aggravate. Decisione ulteriormente impugnata dalla Procura Avellinese che, questa volta, veniva accolta con qualificazione del fatto nel reato di tentato omicidio.

Braccio di ferro

Il lungo braccio di ferro tra accusa e difesa, teso ad individuare la corretta qualificazione delle condotte ascritte al D.M.G., pare aver trovato particolare impulso solo in sede dibattimentale, allorquando il consulente balistico nominato della difesa, il Dott. Giuseppe Cristofaro, ricostruendo accuratamente la traiettoria dei colpi esplosi, ha dimostrato la loro incompatibilità con l’ipotesi di tentato omicidio. Qui le altre notizie di cronaca.
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