Valle Caudina: Orazio e la Regina Viarum

Il progetto “L'Appia Antica. Una via per l'impero” si arricchisce, con l’editoriale In viaggio verso Brindisi del poeta Vincenzo Guarracino

Redazione
Valle Caudina: Orazio e la Regina Viarum

Valle Caudina: Orazio e la Regina Viarum. Il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” si arricchisce, con l’editoriale In viaggio verso Brindisi del poeta Vincenzo Guarracino, di una ulteriore perla di cultura mediterranea.

Il saggio non è una introduzione all’Appia Antica ma una riflessione di freschezza intellettuale sul significato culturale, antropologico e letterario del viaggio, assunta con il filtro dei classici e, in particolare, dell’Iter Brundisinum di Orazio.

Il cuore della ricerca è presentato in una rilettura originale del viaggio oraziano che l’autore invita a non considerarlo soltanto come una descrizione autobiografica o storica, ma come la narratio di una finezza e sottile insofferenza esistenziale in cui il Poeta delle Satire è un uomo riluttante, costretto a seguire Mecenate in una missione politica che sente estranea alla propria natura.

All’ironia e al tono formalmente leggero del testo, l’autore affianca un senso di disagio, di fatica e di distanza dal potere di Ottaviano; egli ridimensiona volontariamente un evento che avrà un peso decisivo nella storia di Roma, il foedus Tarentinum, cioè il patto di riconciliazione e di spartizione del potere tra i due principali triumviri Ottaviano (poi Augusto, 27 a.C.) e Marco Antonio, per evitare una guerra civile e ridefinire gli equilibri del nascente impero.

Riflessione fra intellettuale e potere

La missione, raccontata attraverso la satira, diventa una riflessione sul difficile rapporto tra intellettuale e potere. Guarracino dialoga nel testo con Montaigne, Ungaretti, Pavese, Auerbach, Freud e altri grandi interpreti della cultura occidentale, e costruisce una vera e propria “fenomenologia del viaggio”.

Il muoversi è un fatto dinamico, proiettato in avanti, partire alla ricerca di qualcosa che spesso non è noto; allo stesso tempo significa lasciare tracce e confrontarsi con il caso, con la memoria e con il continuo processo di trasformazione dell’identità.

La strada diventa così simbolo della vita e la narrazione del viaggio va interpretata come una forma di conoscenza e di autocoscienza. Lo scrittore porge anche attenzione all’Appia Antica sia come eccellenza dell’ingegneria romana, sia come luogo di memoria storica.

La Regina Viarum viene evocata come strada militare, commerciale e culturale, teatro di grandi eventi politici e insieme monumento fragile, sopravvissuto attraverso rovine che continuano ancora oggi a raccontare la grandezza e la caducità della civiltà romana.

L’editoriale colpisce soprattutto per la ricchezza della fitta rete di rimandi, citazioni, calchi e parodie letterarie. Guarracino analizza l’opera del Venosino non solo come un documento geografico o biografico del 37 a.C., ma come una struttura letteraria stratificata, dove ogni tappa del cammino richiama un testo della tradizione greca o latina.

Il testo offre un contributo di alto profilo culturale al progetto di Ambiente e Cultura Mediterranea sull’Appia Antica, ricordando che le grandi vie non sono soltanto infrastrutture della storia, ma percorsi di memoria e di letteratura.

In questo contesto l’Appia rappresenta parte della coscienza mediterranea, storia e cultura di uno spazio comune che unisce i popoli affacciati sul Mediterraneo.

Italo Abate

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