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Airola, il libro di Ardita: Al di sopra della legge

Airola, il libro di Ardita: Al di sopra della legge

Airola, il libro di Ardita: Al di sopra della legge. L’appuntamento è fissato per domani alle ore 19.30 nell’austera cornice della chiesa dell’Annunziata ad Airola. Sarà presentato il libro del magistrato, presidente 1^ commissione del CSM, Sebastiano Ardita Al di sopra della legge. Come la mafia comanda dal carcere.

Il libro è nelle librerie, per le edizioni Solferino, da giugno di quest’anno. Ha fatto e sta facendo molto discutere per i delicati argomenti che l’autore affronta sia dal punto di vista di uomo della legge che come persona umana.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Airolandia, presidente Aurelio Ruggiero; dal Rotary Club Valle Caudina, presidente Gina Mazzariello e dalla Proloco di Airola, presidente Franco Napoletano. La presentazione del libro è stata affidata al giornalista Pasqualino Marro, direttore responsabile del quotidiano linserto.it.

Sebastiano Ardita, nel libro “Al di sopra della legge. Come la mafia comanda dal carcere”, ci aiuta a comprendere come il regime del 41 bis sia stato un passo decisivo nella lotta alla criminalità organizzata ma nello stesso tempo anche l’inizio di un braccio di ferro tra Stato e mafia.

Magistrato in prima linea

L’autore, magistrato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, con una lunga esperienza al vertice del dipartimento penitenziario, in sigla Dap, si fa testimone di come la mafia sia cambiata in questi anni e di come riesca a comandare anche dal carcere.

L’autore ripercorre l’evoluzione della lotta a Cosa Nostra, ricorda il sacrificio dell’agente di custodia Giuseppe Montalto e il suo incontro in carcere con Bernardo Provenzano, spiega la strategia dei Graviano e fa luce sul potere dei leader mafiosi più̀ irriducibili.

Ma il suo è anche un atto di accusa sui limiti della classe politica e sulla condizione delle nostre prigioni. Il magistrato con l’acume del cronista spiega come esista un filo diretto tra mafiosi e detenuti comuni e come questi ultimi, apparentemente esercito di disperati, siano in realtà il potenziale esercito della mafia.

Quello che Ardita definisce “un mondo dalle porte girevoli” è caratterizzato da uomini che, dopo un breve periodo di detenzione, uscendo dal carcere rischiano di rinforzare le fila dell’organizzazione mafiosa veicolando inoltre gli ordini impartiti dai boss in regime di 41 bis.

L’autore, inoltre, rafforza l’idea che il carcere non deve punire, la giustizia non deve essere vendetta e inflizione di dolore, ma piuttosto superamento dei conflitti e garanzia che non siano più commessi crimini.

Bisogna offrire quel trattamento rieducativo sancito dalla legge costituzionale. Di contro bisogna assicurare un adeguato regime carcerario a quei mafiosi che non hanno mai preso le distanze dall’organizzazione criminale o che hanno solo finto di farlo.

A Sebastiano Ardita è da riconoscere il merito di aver raccontato una realtà che troppo spesso è sottaciuta o raccontata in modo distorto.

Peppino Vaccariello