Valle Caudina: l’ignavia che brucia un milione di metri cubi di rifiuti

Le forti responsabilità nella distruzione di un territorio

Redazione
Valle Caudina: l’ignavia che brucia un milione di metri cubi di rifiuti

Valle Caudina: l’ignavia che brucia un milione di metri cubi di rifiuti. Forse l’Apocalisse comincia così o, forse, questo è lo scenario successivo ad un bombardamento atomico avvenuto non lontano da noi.

Da più di 24 ore la Valle Caudina è piombata in un incubo. L’incendio del sito di stoccaggio dei rifiuti di Airola, oltre che la nube tossica, sta provocando nella nostra terra degli effetti devastanti.

Continua a bruciare una vera e propria muraglia di rifiuti. Secondo i vigili del fuoco le fiamme interessano un milione di metri cubi di immondizia, tra cui tanta, tante plastica e tantissimi pneumatici. Sempre secondo i caschi rossi, che bisogna ringraziare per la loro opera meritoria e sono gli unici da ringraziare, le fiamme dureranno ancora per diverso tempo, troppo tempo.

Paradossalmente dobbiamo sperare, pregare, che non arrivi un forte temporale all’improvviso perché le conseguenze sarebbero ancora peggiori.  

Le conseguenze dell’incendio sono gravissime. Innanzitutto l’aria è irrespirabile. Plastica bruciata che diventa diossina e chi sa cosa altro, ammorba e costringe le persone a stare tappate in casa, con porte e finestre sigillate.

Naturalmente non si possono usare i climatizzatori mentre anche oggi si superano i 35 gradi. E di notte è anche peggio. Immaginate cosa questo voglia dire per le persone, soprattutto gli anziani ed i bambini, per le persone che hanno problemi respiratori e per tutti coloro che stanno già combattendo per qualche malattia.

E così, a  cinque anni dall’ultima ondata di covid,  si rivedono persone che indossano la mascherine, Addirittura in alcuni negozi sono andate esaurite. La indossano gli anziani, in special modo, chi lavora all’esterno ma anche chi accusa problemi respiratori.

Del resto basta restare poco all’esterno per avere gli occhi pieni di lacrime ed iniziare a tossire. E chi sa cosa potrà succedere a stare esposti a lungo a questo pericolo. E poi, bisognerà capire quali saranno le conseguenze a lungo termine nel respirare questa aria mefitica. Fa venire i brividi solo pensare che quello che sta avvenendo in questa fine estate del 2026, in queste ore,  possa provocare tumori, leucemie ed altre maledettissime malattie.

Infine, ma assolutamente non per ultimo, la ricaduta economica di questo disastro sarà enorme. Quale sarà il costo che pagheranno le aziende agricole, ad esempio, quelle che producono vino, olio, ortaggi e frutta, per il momento, non è ancora quantificabile.  Senza contare alle castagne, ai funghi e agli prodotti del Partenio e del Taburno. Ed il famoso sviluppo turistico della Valle Caudina?  Chiacchiere che bruciano insieme ai rifiuti.

Ci sarebbe poi da toccare il delicato tasto delle responsabilità. In queste ore tutti tendono, soprattutto i tribunali social, a gettare la croce sul sindaco di Airola, l’ingegnere Vincenzo Falzarano e la sua amministrazione. Nessuno nega che la giunta abbia le proprie responsabilità, ma non possiamo dimenticare tutti gli altri e sono davvero tanti.

Ricordiamo che il sito che brucia è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria e, quindi, è stato nominato anche un custode giudiziario. La magistratura sequestra  e lascia una bomba a cielo aperto sulla testa dei cittadini della Valle Caudina? Qualcuno dovrebbe spiegarci tutto questo. Come dovrebbe spiegarci cosa ha custodito chi è stato nominato per vigilare.

Il sito di stoccaggio si trova in via Carracciano e quella montagna di rifiuti era visibile ad occhi nudo da tutti. Ed allora quante volte si sono girati da un’altra parte tutti coloro che avevano voce in capitolo?

E noi, tutti noi, innanzitutto chi scrive e questo giornale cosa abbiamo fatto per difendere la nostra terra, la nostra gente, le nostre case, le persone più deboli?  Niente, anzi, il resto di niente. Chi dice il contrario mente o sta solo facendo una lurida speculazione politica.

Ed ora eccoci qui, una nube nera sta distruggendo il nostro futuro. Noi dobbiamo restare tappati nelle nostre case. Forse l’apocalisse comincia proprio così e questo disastro è figlio anche della nostra   ignavia.

Dante nella Divina Commedia colloca gli ignavi nell’antinferno, Non sono degni neanche delle pene infernali. Li fa correre nudi intorno ad un’insegna e sono punti da vespe e mosconi. E Virgilio dirà al sommo poeta: “Non ragionar di loro, ma guarda e passa”. Ecco questo meritiamo, il disprezzo.

Peppino Vaccariello